La crisi del Servizio Sanitario Nazionale

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Di Giuseppe Rosato

I medici sono sempre più anziani e vanno in pensione, i giovani scelgono il privato o vanno all’estero. La professione non è più attrattiva in termini di carriera, in termini economici e di benessere organizzativo ed è sempre più gravata da rischi professionali, carichi di lavoro inaccettabili, aggressioni di un’utenza che non riconosce sforzi né difficoltà che caratterizzano le trincee degli ospedali. Lo stesso vale per i medici di medicina generale, sempre più sguarnita e priva di rincalzi. I Sindacati nazionali più rappresentativi di categoria denunciano che il nostro SSN, che è stato in grado di garantire un’assistenza sanitaria di qualità per trent’anni, a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro condizione economica e sociale, è sull’orlo di un tracollo. Stiamo assistendo a proteste e scioperi. Gli allarmi sono stati suonati a tutti i livelli da almeno dieci anni, ma solo con il COVID si è iniziato ad avere la consapevolezza politica del livello di gravità raggiunto, non solo nelle regioni del SUD, economicamente più penalizzate, ma anche in zone del paese come la grande Lombardia, che credevamo solide. Purtroppo, questa attenzione è durata poco. Infatti, constatiamo con forte preoccupazione che è alle porte l’ennesimo definanziamento della sanità previsto dal Nadef. Nonostante gli assist più illustri a salvaguardia di “un patrimonio da difendere e adeguare” come ha affermato recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la sanità continua a essere oggetto di tagli lineari. “La stima del taglio di 2 miliardi prevista per il 2024 appare un chiaro segnale: la richieste avanzate dal Ministro della Salute sembra non abbiano scalfito la volontà del Governo.” Se le stime dovessero essere confermate nella prossima legge di bilancio, se non saranno previsti adeguati investimenti, i medici e i dirigenti sanitari se ne andranno. Continuerà la fuga dagli ospedali, come sta per altro già accadendo, perché è impossibile continuare a lavorare in queste condizioni, con un futuro sempre più incerto. C’è ancora chi sceglie questo lavoro per passione, ma aggressioni, denunce, paghe inadeguate e turni massacranti ci rendono una vita impossibile. Ci sentiamo sempre sotto assedio. La favola del SSN più povero, ma anche più efficiente non regge più. A furia di tagliare constatiamo che in fatto di spesa per la Sanità siamo sempre più in basso nella classifica dei Paesi dell’OCSE. Molto male anche la dotazione dei posti letto ospedalieri. L’Italia ha 3,1 p.l. ‰ abitanti + 0,6 per la riabilitazione. La media europea è 4,3 p.l. ‰, la Germania ha 7,8 p.l. ‰ e la Francia 5,7 p.l. ‰. Pochi soldi, più carenza di medici ed infermieri sono uguali a meno qualità delle cure nei nostri ospedali. A tutto ciò si aggiunge la proposta della Lega: “i medici paghino penalmente per errori gravi”, con Salvini che sfida i Ministri Schillaci e Nordio ed infine arriva anche il taglio alle pensioni INPS dei medici. Sta, pertanto, montando in tutti gli ospedali la protesta, lo sciopero del 5 Dicembre 2023, a detta dei sindacati proponenti, è solo l’inizio di un percorso volto a difendere la SANITÀ PUBBLICA, TUTELARE IL DIRITTO ALLA SALUTE e ALLE CURE DEI CITTADINI e VALORIZZARE I PROFESSIONISTI. È importante, per invertire la rotta, che la Sanità entri nell’agenda sociale e politica del Paese con proposte innovative e soluzioni condivise, sollecitando la riscrittura delle PRIORITÀ, che riconosca ai problemi denunciati dai professionisti il diritto di avere soluzioni chiare e positive. I professionisti sono stanchi, delusi, arrabbiati per la totale mancanza di rispetto nei confronti di un’intera classe professionale ed è giunto il momento di affrontare con serietà le denunce.