La crisi e le macerie del Mezzogiorno

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Il Sud trema, rivelando la fragilità, il precario equilibrio di una terra che purtroppo continua ad essere attraversata, nella profondità delle proprie viscere, da ogni genere di terremoto, di sommovimento della storia e della natura.

Sconquassato dal sisma, e ferito dal “terremoto della crisi”, oggi il Mezzogiorno trema e balbetta sotto i colpi di scossoni che rischiano di essere il preludio a un crollo, metafora di una condizione sempre più precaria e instabile.

Tutto sembrerebbe cospirare a danno del Sud, il Mezzogiorno, si direbbe, è terra “maledetta”. Ma non è area “svantaggiata”, il suo “svantaggio” non è frutto di un territorio avverso, di una terra “matrigna”, casomai è il contrario.
L’Europa, e una certa Italia che si dimentica del suo Sud, si è dimostrata fino ad ora nemica del Mezzogiorno.
Qualcuno si è chiesto, di recente, con titoli dai toni allarmati, “Se il Sud muore”…

Se il Sud muore, muore tutta l’Italia.

A chi gioca contro il Sud bisognerebbe chiedere a chi giova che il Sud continui a sprofondare, in caduta libera, nel baratro.

Fanno più che preoccupare le parole del presidente della Svimez, Adriano Giannola, quando sostiene che “stiamo strutturalmente messi peggio rispetto a come ci raccontano, molto peggio”, precisando che “non si capisce che noi stiamo precipitando senza paracadute se si continua di questo passo”.

Non può reggere ancora molto sotto le macerie pesanti della crisi un Sud che continua a essere trattato come il “fratello povero” di un’Italia che si riscopre tagliata in due, di un Paese che non è mai nato come Nazione

Con il Sud che rischia sia il deserto produttivo, sia quello umano, dovremmo interrogarci perché siamo costretti ad attendere ancora che tra Napoli e Bari ci sia finalmente un treno diretto.

Nel frattempo che si accumulano sorprendenti ed ingiustificati ritardi, il clima sociale, già visibilmente infuocato, si arroventa. La gente, se può, fugge da una terra che viene percepita sempre più come “inospitale”.

In verità, il “terremoto della crisi”, finora, ha mietuto più vittime che qualsiasi altro sisma tellurico, un’emergenza, che man mano si è trasformata in tragedia, per la quale non si è fatto nulla, o quasi.

Anzi, il Mezzogiorno continua ad essere trattato, secondo la convenienza del momento, come sacca di prelievo di risorse umane ed energetiche, si legga alla voce “petrolio”, certamente non l’ultima, in ordine di tempo, ad essere entrata nel vocabolario di un Sud saccheggiato, depredato.

La terra trema, e sembra quasi ribellarsi alle continue violenze di cui è vittima, si chiamino trivellazioni piuttosto che interramenti di rifiuti tossici o sfruttamento selvaggio delle energie alternative.

La terra, questa martoriata terra meridionale, nonostante tutto è nostra madre, e non la nostra “matrigna”, e per questo dovrebbe essere riconosciuta e rispettata, liberandola finalmente da vecchi e nuovi predatori.

di Emilio  De Lorenzo