La difficile partita del Quirinale

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L’appuntamento per l’elezione del nuovo Capo dello Stato è vicino. Il presidente della Camera Fico convocherà le Camere in seduta comune il gennaio. C’è rimasto poco tempo ed i partiti balbettano e dicono tutto e il contrario di tutto come in una nuova Babele. Appaiono sempre più lontani dalla società e non ne interpretano più i desideri. Non per niente è tornato di moda il politichese. L’autocandidatura di Berlusconi ha preso tutti in contropiede e la sua gran cassa mediatica è da tempo in movimento, Il personaggio non si rende conto che non ha alcuno dei requisiti per accedere al Colle al di fuori dell’età, e il fatto che se ne continua a parlare senza pudore per i suoi trascorsi rappresenta il profondo squallore morale, che, purtroppo, ha preso una gran parte degli italiani che continua a credere nell’Unto del Signore. L’on.le Sisto, uno dei suoi numerosi avvocati, non si sa con quanta validità giuridica, anticipa con soddisfazione che con Berlusconi al Colle si azzererebbero tutti i suoi processi. La candidatura di Berlusconi precluderebbe -secondo Gianfranco Rotondi- al presidenzialismo con una riforma ad hoc della Costituzione da fare nel più breve tempo possibile. Berlusconi entrerebbe in campo al quarto scrutinio, optando per un candidato che gli darebbe più garanzie per le sue aziende, nel caso si dovesse accorgere di non avere i numeri.

L’altro candidato, per così dire, istituzionale – Draghi- continua a tacere ma, di fatto, aspirando al Colle nella consapevolezza che il logoramento che sta subendo a palazzo Chigi si accrescerebbe e lo allontanerebbe per sempre dalla scena politica dei prossimi anni. Salvini – secondo le ultime indiscrezioni – sosterrebbe che Draghi dovrebbe rimanere a palazzo Chigi. Il suo futuro suocero Verdini lavorerebbe per bruciare Berlusconi e lanciare Pera, gradito all’illustre genero.

Il M5S, pur diviso al suo interno tra Conte e Di Maio, ha stipulato un patto di ferro con il PD di Letta e, insieme, non voterebbero mai Berlusconi. Piuttosto uscirebbero dall’Aula. Del bis di Mattarella finalmente non si parla più. La Meloni dice che il prossimo Presidente deve essere un “patriota” senza specificare il significato che intende dare al questo termine. Patriota è chi ama la Patria e si sacrifica, fino alla morte, nella sua difesa. Sicuramente non può essere un fascista neanche nostalgico. La nostra costituzione è nata dall’antifascismo e il Presidente della Repubblica, di specchiata onestà intellettuale e morale, deve rappresentare tutti gli italiani. Bersani e la sinistra sono per individuare una persona, anche al di fuori dei partiti, che abbia i requisiti adatti e che non sia indicata o, peggio, rappresentante di una parte sola. Per Calenda andrebbe bene la Catabia.

Ma un Presidente che risponda a tutti i requisiti previsti ce l’abbiamo ed è Draghi, che potrebbe, anzi dovrebbe, essere eletto al primo scrutinio. Il Governo potrebbe continuare fino alla fine della legislatura magari con un altro tecnico a presiederlo.

Peccato che anche stavolta una donna non diventerà Capo dello Stato, anche se le più degne (Segre, Rosy Bindi) non verrebbero mai votate.

Poi ci sono i vari candidati di bandiera che i soliti sondaggi pilotati, continuano a propalarci con i vai Casini, Amato, Gentiloni, Pera che non ci farebbero fare il salto di qualità che tutti ci auspichiamo.

Speriamo che lo Spirito Santo illumini i nostri grandi elettori che riescano a  trovare, nel segreto dell’urna, almeno un po’ di quella dignità perduta.

di Nino Lanzetta