La grande sfida delle comunali

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Mancano 12 mesi alla fine della legislatura e, salvo improbabili imprevisti, l’anno prossimo si eleggerà un Parlamento, ridotto di un terzo per la riforma costituzionale approvata e ratificata da un referendum popolare. Nel frattempo il prossimo 12 giugno ci sarà un turno di votazioni amministrative. Si vota per rinnovare 978 Comuni di cui 26 capoluoghi di provincia (tra i quali: Alessandria, Asti, La Spezia, Lodi, Lucca, Padova, Piacenza, Taranto, Verona e 4 capoluoghi di Regione: Catanzaro, Genova, Palermo, l’Aquila).

I giornali e le televisioni ne parlano molto poco, presi come sono a dedicare tutto lo spazio alla guerra in Ucraina. Intanto il Governo Draghi si muove ancora come se fosse in una situazione di emergenza, tormentato dai partiti che, anche se sono nella stessa maggioranza, se le danno di santa ragione, dentro il governo (armi all’Ucraina, decreto concorrenza e liberalizzazione del demanio pubblico –spiagge- riforme immobilizzate nelle varie commissioni) e fuori dal Parlamento per la campagna elettorale delle amministrative, banco di prova per le prossime elezioni politiche.

Il Governo- sostengono gli economisti, benevoli verso Draghi, sta facendo il meglio che può per la sua maggioranza eterogenea e rissosa che mette insieme Lega, Forza Italia con Pd e M5s. Dicono anche che nei rimanenti 12 mesi può risolvere gran parte dei problemi che affliggono l’Italia anche se la guerra per le sanzioni contro la Russia e gli aumenti ingiustificati delle materie prime ci sta mettendo in ginocchio Infatti la crescita è dimezzata, l’inflazione viaggia tra il 2 e il 4%, crescono le disparità e il disagio sociale rischia di esplodere.

Il centro destra sembra più unito del centro sinistra anche se la riunione a casa di Berlusconi ha provocato scintille tra la Meloni, che sta studiando da Premier e Salvini che è appoggiato da Forza Italia. Su 26 città capoluogo solo in 5 andrà diviso, anche se la posizione di Musumeci alla Regione Sicilia, appare abbastanza controversa. Il giudice F. Morvillo, fratello della compagna di Falcone assassinati a Capaci, dice che: “A trent’anni dalla stragi la Sicilia è in mano ai condannati per mafia” (Espresso). Sono ricomparsi anche Cuffaro e Dell’Utri e al controllo della Commissione Antimafia sono pervenute solo tre liste per il benestare preventivo.

Nel campo del centro sinistra Partito democratico e M5S faticano a trovare l’unità in tutti i comuni. A Genova l’accordo funziona e il candidato sindaco, Dello Strologo, ha già messo insieme un ampio fronte. All’Aquila il PD sceglie Stefania Pezzopane ex Presidente della Provincia al tempo del terremoto. Unità anche a Parma, per sostituire il sindaco Pizzarotti il primo grillino a uscire-cacciato- dalla nave di Grillo, trova il gradimento degli altri patiti. La volta scorsa, nei comuni nei quali si votò andò meglio per il centro sinistra che si propone di ripeterne il successo.

Renzi e Calenda si muovono con grande spregiudicatezza appoggiando il candidato dell’una o l’altra coalizione. Il centro è frastagliato in mille cespugli, senza un capo riconosciuto o un minimo di consistenza singola, ed è mille miglia lontano da quel centro (Liberali, socialdemocratici e repubblicani) che nella prima repubblica fu un elemento importante perché favorì l’incontro e l’equilibrio di tutte le decisioni che portarono allo sviluppo e al miracolo italiano. Oggi le cose sono completamente diverse e i tanti gruppuscoli sono solo raggruppamento di interesse e di potere.

di Nino Lanzetta