La grande tristezza

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Di Pino Bartoli 

Non è una fissazione la mia ma quando sostengo che, almeno dal punto di vista della personificazione delle emozioni umane e dei fenomeni naturali in genere, gli antichi greci avevano risolto tutto. Penso proprio di non sbagliare e mi conforta in questa convinzione anche l’aiuto che viene dalla grande arte. Prendiamo quello che sta avvenendo al Comune di Avellino. La magistratura ha avviato indagini che vedono coinvolti funzionari, consiglieri, professionisti, semplici cittadini che sono accusati di aver ottenuto vantaggi personali e talmente stupidi da vantarsi per quello che hanno arraffato in maniera truffaldina; i giudici sospettano inoltre di un familismo volgare e rapace. Non so come andrà a finire ma una cosa è certa; qualunque sia la conclusione, che detto per inciso, mi lascia fino ad un certo punto indifferente, le rovine che resteranno saranno il prezzo che pagheranno la città e gli avellinesi, anche quelli che vivono del loro lavoro, che cercano di educare, anche con l’esempio, e chiedono solo serenità, senza sentirsi parte di una comunità dedita all’imbroglio, all’affarismo, al ricatto, quelli, tanto per intenderci, che non sono interessati alla festa continua, spacciata per crescita civile e culturale della collettività. Vedrete, nell’immaginario collettivo sarà fatto di tutt’erba un fascio. Ecco, solo per questo non sono del tutto indifferente. Questa storia mi ha messo addosso una rabbia che si è trasformata in tristezza. Mi ha fatto sentire immerso in un’aria immobile, di silenzio, pesante, ossessiva, sporca. Mi sono ritrovato stretto nella morsa delle braccia di Acli, ed eccoli qui gli antichi Greci con la favola infinita della loro mitologia. Acli, la personificazione della tristezza, della notte eterna, della peggiore delle miserie che se nell’antichità interessava la popolazione meno abbiente manifestandosi con la fame, la malattia le guerre, oggi tocca anche le classi più ricche perché è diventata miseria dello spirito. E come non andare con il pensiero a Picasso, ai <>. Quella rappresentata dal grande maestro è la miseria materiale che annulla nel colore blu della disperazione uomini e cose ma, come quella dello spirito, ti fa sentire impotente di fronte a situazioni che certo non hai voluto ma che sei costretto a subire e la vedi crescere sempre di più, alimentata dall’individualismo, dall’ignoranza, dall’arrivismo.