«La grandezza di un uomo si misura dalla caratura dei suoi sogni»

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LETTERA APERTA AGLI ALUNNI DELLA

SCUOLA MEDIA “F. TEDESCO” – A. S. 2019/2020

«La grandezza di un uomo si misura dalla caratura dei suoi sogni»

Mons. Arturo Aiello

Vescovo di Avellino

 

Miei cari,

i giorni scorrono col volto consunto e refrattario dell’amarezza che si fa spazio nei meandri dell’anima. L’anno scolastico che volge al termine ha il sapore stantio di un tempo che si è consumato senza essere stato vissuto con intensità. Nessuno di noi può issare la bandiera come segno di conquista, resterà un drappo a mezz’asta a sventolare nella foschia che avviluppa le nostre vite. La calda stagione, che con naturalezza continua ad incalzare, tuttavia, rimanda ai momenti più belli in cui raccogliere i frutti delle fatiche di un anno in un tripudio di emozioni per l’atteso riposo estivo ricolmo di speranze e fruttuose aspettative. Sul volto della nostra storia rimarrà una traccia indelebile da raccontare, al pari dei “cunti” che i nostri nonni erano soliti narrare accanto al focolare domestico: spazio di suggestione, pregno di valori di saggezza e sapienza. Con gradualità ci avviamo verso un traguardo di normalità dopo aver vissuto intere giornate negli spazi ristretti delle mura domestiche, sin da subito fattesi trincee, per proteggerci da un nemico che ha seminato paura e morte. Questo tempo così intenso resterà vivo nel nostro vissuto per poi decantare gradualmente come sul fondo di una bottiglia, ma, ogni qualvolta torneranno problemi e difficoltà, quelle sensazioni filtrate dagli anni rivivranno nella mente.

Tante, troppe le cose che sono mutate nelle nostre esistenze, basti pensare solo al tempo così lungo e faticoso che abbiamo trascorso in clausura con un’obbedienza che dirsi “santa” è ben poca cosa. Nessuno avrebbe mai pensato di poter rivivere, in questo millennio ancora neonato, uno spaccato storico dalla memoria bellica, eppure, miei cari, ognuno di voi ha saputo mostrare sacrificio e maturità sorprendenti.

Ogni patimento non è tormento se vissuto con sentimenti di abnegazione, coraggio e un senso sempre rinnovato di apertura alla speranza. Le genti della nostra amata Irpinia, già segnate, mai vinte, da situazioni così complicate e difficili, basti pensare al catastrofico terremoto del 1980, hanno come sempre mostrato il sorprendente spirito guerriero del soldato che si rialza cento volte quando cade. Quello che ognuno di voi ha saputo fare in questi giorni va a suggellare l’eleganza della nostra terra e della sua bella gente. Torneremo presto a vivere la nostra dimensione di normalità con un sentimento trasformato. Torneremo ad abbracciarci con più intensità e, credetemi, sarà più bello e vero perché le cose belle della vita sono quelle rincorse che si conquistano a piccoli morsi quotidianamente con sacrificio e decisione.

A voi che quest’anno affronterete gli esami di licenza media, lasciando così la nostra scuola per volare in sicurezza su altre pianure della vita, sempre verso nuovi e più chiari orizzonti, va tutto il mio affetto. Aver accompagnato gli ultimi due anni della vostra carriera scolastica è stato per me motivo di crescita umana e professionale. Le lezioni didattiche sin da subito hanno acquistato un sapore rinnovato diventando lezione di stile e di pensiero: alito di vita che ha tinteggiato la bellezza del nostro cammino. La pandemia, vissuta come prova, ha visto tuttavia maturare un considerevole impegno, con un senso rinnovato e al tempo stesso sorprendente.

La conclusione di un anno scolastico è da sempre considerata momento di bilancio consuntivo dal quale deve maturare un sentimento di sopraffine aspirazione verso traguardi sempre più brillanti.

A voi tutti giunga il mio più sincero augurio declinato attraverso le parole di Francesco De Sanctis, tra i maggiori critici e storici della letteratura italiana del XIX secolo e nostro conterraneo:

“Confidate nel progresso della pubblica educazione che purifica e nobilita i sentimenti. Con questa fede ritornate ai vostri studi, e fate onore alla provincia nativa, che vi deve essere sempre cara.”*

Con tanto affetto.

 

Montefalcione, 22 maggio 2020

Prof. Mario Baldassarre