La Lega e la sconfitta referendum

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Un test elettorale limitato ma comunque significativo che ha scattato una fotografia per partiti e coalizioni. E’ presto per capire come andranno a finire tutte le prossime mosse della legislatura ma le amministrative hanno delineato un quadro abbastanza chiaro. Certo non bisogna trarre delle conclusioni definitive da un voto dove contano molto le specificità locali più che quelle nazionali ma alcuni segnali sono arrivati. Nel centrodestra prosegue il calo della Lega di Salvini che, dai giorni del Papeete, che portarono alla caduta del primo governo Conte, ha continuato a sbagliare tutte le mosse compreso la partita del Quirinale giocata solo con una smania da protagonista e senza alcuna bussola politica. Oggi a destra il partito guida è diventato Fratelli d’Italia, un sorpasso sulla Lega che è avvenuto anche al Nord e che suona come un campanello d’allarme in casa del carroccio. Tiene sostanzialmente Forza Italia e dunque in questo momento si può dire che c’è un blocco elettorale di destra-centro che parte favorito alle prossime elezioni politiche. Il punto principale riguarda la scarsa coesione interna, nonostante le divisioni il centrodestra ha comunque vinto in tre capoluoghi su quattro e a Catanzaro è in testa al primo turno. Proprio in quest’ultima città si è registrato uno dei fenomeni paradigmatici di queste elezioni amministrative. Si sono infatti presentate ben 23 liste con 709 candidati al consiglio comunale, in pratica uno su dieci elettori era in corsa. Un affollamento che non è solo della città calabrese e che costringe ormai i cittadini a votare su una scheda che è una sorta di lenzuolo. Non un bello spettacolo per una politica in crisi di consenso e credibilità. Catanzaro insieme a Verona e Parma andrà dunque al ballottaggio, in queste due ultime città il centrosinistra parte in vantaggio. Come si dice, se Atene piange Sparta non ride, perché non solo il centrodestra ma anche i suoi avversari PD e Cinque Stelle sono alle prese con i problemi di una coalizione che stenta a decollare. Il partito democratico pur non sfondando tiene la posizione ed è al momento la prima forza politica del Paese insidiata da vicino da Fratelli d’Italia. Il vero crollo è del Movimento Cinque Stelle e questa caduta verticale apre una seria questione per Enrico Letta che vede contemporaneamente crescere il centro rappresentato da Carlo Calenda. Difficile tenere insieme una coalizione così eterogenea e difficile capire oggi cosa può accadere al governo Draghi. Antonio Polito sul Corriere ha scritto: “dubitiamo che gli elettori abbiano scelto pensando alla guerra o al salario minimo. Però è un dato di fatto che i due leader più acrobatici su Ucraina e spesa pubblica e più critici col governo, Conte e Salvini, oggi non cantano vittoria. Che i movimenti centristi della cosiddetta area Draghi hanno mostrato di esistere elettoralmente. E che la sostanziale tenuta del centrodestra e del Pd non giustificano fibrillazioni tali da mettere in difficoltà l’esecutivo e la sua maggioranza. Si direbbe che, dopo il voto di domenica, l’unico vero elemento di instabilità politica possa venire da una crisi interna della Lega, se e quando si aprirà”. E proprio la Lega è il partito che oltre alle amministrative ha subito la cocente sconfitta dei referendum sulla giustizia promossi insieme ai radicali. Mai così pochi gli elettori con la percentuale di affluenza alle urne più bassa dell’Italia repubblicana, solo il 20,9 per cento di presenze, dunque due elettori su dieci si sono espressi sui cinque quesiti proposti. Un fallimento che inevitabilmente riapre il dibattito sulla riforma degli strumenti di partecipazione e sulla scarsa affezione degli elettori non solo ai referendum ma a tutte le competizioni elettorali.

di Andrea Covotta