La politica dei sondaggi e fake news

0
488

La caduta del muro di Berlino, prima, e tangentopoli, dopo, determinarono la fine dei partiti ideologizzati e della prima Repubblica. La discesa in campo di Berlusconi, geniale imprenditore anche se non altrettanto sagace politico, generò una nuova trasformazione della politica, allontanandola definitivamente dalla concezione originaria di “governo della città” aggiornata ad un progetto di società secondo le teorie ed i valori del liberalismo e del socialismo che si erano venuti ad affermarsi begli ultimi due secoli. Ispirandosi ai principi che reggono l’economi Berlusconi capì, prima di chiunque altro, che anche la politica avrebbe potuto essere essere trattata e “venduta” alla strega di un prodotto commerciale. Aveva la televisioni, una organizzazione efficiente in Publitalia ed in Dell’Utri e risorse sufficienti che gli fecero vincere le elezioni e conquistare il potere. Da allora è stato un vero crescendo. Si sperimentarono i sondaggi, la pubblicità e gli spot sostituirono la comunicazione e l’analisi politica, adattandola ad un pubblico distratto che amava non crearsi problemi nella convinzione che ci sarebbe stato un Capo che avrebbe pensato e agito a posto suo. Chi aveva fatto bene per sé non poteva non far bene anche per l’Italia, si diceva.

Così non è stato e l’esempio dell’Unto del Signore è stato seguito da altri imitatori, anche se meno dotati e meno carismatici. Nel frattempo la comunicazione politica è notevolmente peggiorata: i sondaggi si sono affinati, sono teleguidati e pilotati. Vengono utilizzati a scopo di propaganda per perseguire l’effetto “gregge” ossia convincere gli indecisi che facilmente si adeguano alle mode e alle scelte degli altri credendole giuste. Le folle sono state blandite e accarezzate nei loro desideri più egoistici e, talvolta, meschini.  Le folle, prima di essere seguite vanno orientate e guidate – ammoniva Fiorentino Sullo- e “Alla folla (si) dev(e) badare, né quando è piccola, né quando è grande, perché come si aggrega, così si disperde.”  E’ successo per Renzi e si spera succeda al più presto per il nuovo Masaniello, prima che la democrazia subisca un colpo mortale. Finite le ideologie è finita anche la politica esercitata professionalmente ed eticamente. Alla cultura del potere si è sostituita la mera gestione, non più nell’interesse generale ma di un gruppo, di un partito e, sempre più spesso, dei più ricchi. Alle idee si sono sostituite le frottole, le menzogne, le fake news, le promesse facili, spesso impraticabili e il populismo che consiste nel parlare alla pancia della gente sfiduciata e a dare risposte facili e false a problemi complessi.

Il populismo è diretta conseguenza dei sondaggi e gli spot e le fake news sono il nuovo modello politico. Salvini, poi, di suo, ci ha aggiunto il sovranismo che per sua natura è anti Europa e persegue una politica nazionale a tutela dei propri confini e della propria identità (Prima gli Italiana!) e delle prerogative dello Stato nazionale rispetto alla Comunità internazionale. In più vi ha aggiunto un linguaggio arrogante e un po’ cialtronesco direttamente proporzionale alla sua, diciamo così “personale” conoscenza dell’applicazione delle leggi e delle relazioni diplomatiche. Tutto il potere nelle mani dell’eletto dal popolo, senza alcun’altra intermediazione. Speriamo che gli elettori, obnubilati da una sfiducia verso i partiti tradizionali, capiscano e pongano fine alla deriva democratica in atto!

di Nino Lanzetta