La politica delle incertezze

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Il mese d’agosto è appena iniziato e non si intravede ancora la luce all’interno del lungo tunnel della pandemia perché a causa delle varianti la “guerra” contro il Covid non è ancora vinta. Tutti noi confidiamo in un ritorno alla normalità in tempi rapidi mentre il quadro politico resta incerto. All’interno delle forze che sostengono il governo è il Movimento Cinque Stelle a vivere una stagione travagliata, il passaggio in pochi anni da forza antisistema a forza del sistema è stato troppo rapido così come la conversione da un esecutivo sovranista ad uno europeista. Scelte nette e difficili da metabolizzare in fretta a cui si è aggiunto lo scontro Grillo – Conte. In questo quadro è inevitabile che il Movimento sia diviso ed è in continua ebollizione come dimostra la partita sulla riforma della giustizia. Elettori disorientati e parlamentari chiamati a scegliere tra Grillo e Conte, nell’attesa tutto passa in secondo piano anche il tema dell’alleanza da costruire con il partito democratico che inevitabilmente procede a corrente alternata. Una frammentazione della coalizione di governo che non fa ben sperare per il futuro e che sul piano dell’arco parlamentare fa registrare una corsa al centro che mai come in quest’occasione si sta rivelando particolarmente affollata. Da sempre, infatti, è il ceto medio che costituisce l’ossatura di un sistema e ampi settori della società non accettano di essere trascinati in avventure estremistiche. Lo ha compreso anche Matteo Salvini che ha deciso di entrare nel governo Draghi e ha proposto di federare i gruppi del centrodestra e Berlusconi si è spinto oltre immaginando per il futuro anche la nascita di un partito unico. Mosse molto lontane dal Salvini del “papeete” di due anni fa che con irruenza aveva ottenuto il solo scopo di dare vita al Conte 2 rimanendo fuori dal governo e lasciando il ministero dell’Interno. L’eredità berlusconiana è la vera questione della coalizione di centrodestra e aggregare la vasta e composita area centrista è la scommessa di una Lega non più di lotta ma principalmente di governo. Il partito che più di tutti c’è stato al governo è il PD che senza mai aver vinto le elezioni ha partecipato a tutti gli esecutivi dal 2011 ad oggi con la sola eccezione del primo governo Conte. Il partito democratico di oggi, a guida Enrico Letta, sta cercando la sua collocazione e un po’ a sorpresa, visto la sua provenienza di allievo di Andreatta, sta spostando l’asse del PD a sinistra con la proposta, ad esempio, di aumentare la tassa di successione sui patrimoni superiori al milione di euro. L’idea di Letta è soprattutto quella di distinguersi da Salvini all’interno di un governo molto ampio che rischia di annacquare le differenze. E poi c’è Draghi che non ha l’assillo del consenso e con la sua presenza e la sua azione ha cambiato gli equilibri del passato, anche se nessuno sa precisamente cosa accadrà nei prossimi mesi. L’unica certezza, per forze politiche in cerca di identità, è quella di guardare soprattutto al presente, alla tattica più che alla strategia perché come ha scritto Antonio Polito “è chiaro che i partiti italiani si sono trovati all’improvviso a nuotare in un mare sconosciuto: il governo di unità nazionale, guidato da un premier difficilmente disarcionabile. E’ altrettanto chiaro che hanno capito che durerà, perché la pandemia sta scendendo e il PIL sale e i prossimi mesi sono troppo importanti per l’Italia da poterseli giocare con una crisi di governo. Ma pur prendendo atto della rivoluzione parlamentare che ha tolto lo scettro del potere, non sono ancora riusciti a scendere a patti con la rivoluzione politica che questo comporta”.

di Andrea Covotta