La politica dopo l’emergenza

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La scelta di Vasco Errani come Commissario straordinario del governo per il post terremoto dimostra che Matteo Renzi non dispera di poter consolidare il buon clima politico che si è instaurato subito dopo il cataclisma del 24 agosto, con una sorta di tregua fra i partiti. Errani è stato nominato in considerazione dell’esperienza maturata quale Commissario delegato per l’attuazione degli interventi sui territori emiliani colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012: un compito non facile che, secondo il governo, “ha assolto con sensibilità, esperienza e grande correttezza”. L’ex presidente della regione Emilia-Romagna si è messo subito all’opera, accompagnato naturalmente dalle lodi di tutte le componenti del Pd, ma anche di una parte dell’opposizione. In Forza Italia, in particolare, la scelta è stata giudicata positivamente dal consigliere politico di Berlusconi Giovanni Toti che guida la regione Liguria e da Renata Polverini, oggi parlamentare ma in passato presidente del Lazio: una duplice convergenza che è indice del tentativo di privilegiare in questo momento le competenze e le responsabilità amministrative, che i cittadini apprezzano più delle alchimie politiche. Anche Berlusconi sembra guardare in questa direzione, e del resto la scelta di affidare ad un manager di provata capacità come Stefano Parisi il compito di risollevare le sorti del suo partito dimostra che per l’ex presidente del Consiglio l’epoca dei politici “puri” è tramontata; per cui poco contano le polemiche di Renato Brunetta o di altri esponenti di Forza Italia, così come lasciano il tempo che trovano le sparate di Matteo Salvini, peraltro duramente contestate da Umberto Bossi e più sottilmente dal presidente della Lombardia Maroni. Non che si possa parlare di un “fronte dei governatori”, ma insomma qualcosa si sta muovendo, e queste novità, nel momento in cui i Cinque Stelle sperimentano le difficoltà del governo di una grande città come Roma, dove sono costretti a fare i conti con la propria impreparazione, fa buon gioco proprio alle forze politiche tradizionali. Se chi è andato al governo delle città sull’onda della protesta si rivelasse inadeguato alla bisogna, è possibile che gli elettori cerchino altrove le rassicurazioni che il mito nuovista non ha saputo dare. Con queste premesse il governo si appresta ad affrontare una stagione politica che si annuncia non facile. L’impegno è su due fronti: da una parte c’è la situazione economica e l’interlocuzione con Bruxelles per la presentazione dei documenti finanziari – stabilità, bilancio – che dovrebbero prevedere margini di flessibilità tali da garantire le risorse per il dopo terremoto e più in generale per sostenere una ripresa che procede a zig zag; dall’altra incombe l’appuntamento con il referendum, che si terrà in una data ancora da stabilire certamente dopo il via libera della Commissione ai conti dello Stato. L’ideale per Renzi sarebbe riuscire a far durare la tregua politica fino a voto di novembre sulle riforme. Non avverrà, naturalmente, ma le prossime settimane saranno ugualmente importanti per l’impostazione della campagna elettorale e anche per il responso degli elettori. Al momento i sondaggi, per quel che valgono, danno una sostanziale parità fra i sì e i no alla riforma, con una notevole fetta di italiani che non hanno opinione e che non sono nemmeno certi di andare a votare. E’ opinione comune che il risultato del referendum dipenderà da due elementi che col contenuto della riforma hanno tutto sommato poco a che vedere: il numero dei cittadini che andranno ai seggi e l’umore prevalente dell’opinione pubblica in quel momento. Sulla prima incognita puntano governo e maggioranza, convinti che più alta sarà l’affluenza più elevata sarà la percentuale dei favorevoli. Quanto all’umore degli elettori, i fattori che lo determineranno saranno numerosi, ma è altamente possibile che su di esso inciderà proprio l’andamento del dopo terremoto, cioè la situazione in cui si troveranno le popolazioni del Lazio e delle Marche colpite dal sisma. In questi giorni c’è stata una vera e propria processione di autorità politiche e istituzionali ad Amatrice, Accumoli e nella valle del Tronto, e tutti hanno ascoltato gli impegni assunti a non lasciare soli i terremotati. Ora, per forza di cose, l’attenzione è destinata a scemare, mentre è possibile che vengano alla luce responsabilità politiche o amministrative nella programmazione territoriale e nella gestione delle aree. Un primo appuntamento per valutare l’efficienza degli interventi e il mantenimento delle promesse è imminente: l’apertura dell’anno scolastico, fra due settimane, darà la misura della capacità del governo e del Commissario per la ricostruzione di far fronte alle esigenze più immediate; ma poi, fra due mesi, quando si voterà e quando l’incipiente inverno avrà aggravato le condizioni delle popolazioni colpite, si potrà fare un bilancio di quanto già fatto e delle prospettive. E il giudizio degli elettori sarà unico per la riforma della Costituzione e per le iniziative del governo.
edito dal Quotidiano del Sud