La politica nella palude

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L’attuale Babele politica sembra senza fine. La bozza di legge elettorale concordata fra i maggiori partiti (al di fuori delle aree politiche di appartenenza) è naufragata. Il risultato amministrativo sembra invece riportare, con la battuta di arresto di un pd isolato e il buon risultato delle forze tradizionali del centrodestra, una visione più tendente alla polarizzazione. Segnali contrastanti, che uno smarrito sistema politico – che va avanti alla cieca, per tentativi male concepiti e peggio realizzati – stenta a interpretare a tradurre in concrete scelte politiche. Un clima di palude parlamentare, che rischia di influire sulla stessa tenuta del sistema, sembra ormai regnare sovrano e rendere inutile ogni barlume di iniziativa. D’altra parte, la situazione è ancora più grave per la scarsa tenuta dei partiti. Resa ancora più esplosiva dalle continue, vistose forzature sulla legge elettorale. Dagli improvvisi mutamenti di fronte (stupefacente addirittura il capovolgimento degli interlocutori politici da parte del Pd). E dalla progressiva restrizione dei diritti di libertà, a cominciare da quelli elettorali dei cittadini. Così rischiano di tramontare le residue speranze di salvaguardare le radici democratiche e popolari del nostro sistema di rappresentanza politica. Alla crisi della cosiddetta prima repubblica è succeduto un venticinquennio di spensierata sconsideratezza e di improvvisazione politica. Dai due versanti politici contrapposti si sono inventati imbrogli elettorali autentici come le alleanze di Fi al nord con la Lega e al sud con An. O finzioni come il nome del capo-coalizione fatto passare per candidato premier. Formule discutibili come il centro-sinistra con o senza il trattino. Comportamenti inconcepibili, come ministri in piazza contro il governo. Oppure presunte, pericolose vocazioni maggioritarie. La possibilità di puntellare con adeguate risorse economiche un consenso politico traballante ha permesso per un po’ di tirare avanti. Poi l’incapacità, da parte di gruppi dirigenti improvvisati, di assicurare nuova crescita e il concomitante esplodere della crisi hanno bloccato l’ingranaggio. La clamorosa bocciatura referendaria delle millanterie renziane ne è stato l’epilogo più vistoso. Oggi appaiono evidenti lo sbriciolamento del pensiero politico, l’annullamento di ogni orizzonte degno di questa parola. Perciò è urgente il tentativo di recupero delle ragioni comuni della convivenza civile e della tolleranza democratica, soprattutto di fronte ai tentativi semplificatòri di superare con espedienti elettorali le ragioni delle difficoltà del nostro sistema politico. Infatti, piuttosto che affrontare le ragioni vere e profonde della crisi, pagandone faticosamente i prezzi, i partiti hanno trovato comodo puntare sempre più su coalizioni forzate e premi elettorali, talora abnormi. Fino all’ultimo tentativo di legge elettorale a quattro, anticamera delle elezioni anticipate e frutto di un estremo tentativo di arroccamento di leader in difficoltà piuttosto che di genuina volontà di ridare lo scettro al popolo. Alleanze posticce che durano il tempo di una campagna elettorale. Bipolarismi farlocchi imposti come camicie di forza. Inciuci inconfessabili. Così si è aggravata la frammentazione delle rappresentanza, portando all’impotenza del Parlamento. Ora occorre cambiare strada. Per ritrovare vere ed effettive convergenze tra forze politiche. E rafforzare le ragioni della convivenza comune, messe a dura prova da rabbia e disaffezione. In questa prospettiva occorre riscoprire una concezione moderata delle istituzioni, rispettando la volontà degli elettori. Senza alterazioni della rappresentanza nè inutili forzature. E ridare perciò nuova linfa a quello spirito democratico che seppe guidare tanti valorosi uomini di ispirazione culturale e politica diversa agli albori della Repubblica!
edito dal Quotidiano del Sud