La Rinascita tra falchi e avvoltoi

0
787

E’ bastato l’annuncio un po’ trionfalistico da parte del Presidente del Consiglio di una grande consultazione in vista del varo di un piano di ricostruzione nazionale per mostrare ancora una volta i limiti e gli appetiti delle nostra classe dirigente, politica e non solo. Tra attacchi eccessivi di Confindustria, divisioni del centro-destra e flebile difesa del governo da parte delle forze di maggioranza si rischia una dèbacle clamorosa. E questo su un tema fondamentale: come utilizzare nel modo migliore le consistenti risorse finalmente messe a  disposizione dall’Ue e quelle del bilancio nazionale. Le sollecitazioni del nuovo Presidente di Confindustria Bonomi al governo a fare presto appaiono giuste e opportune. Molto meno i toni bellicosi adottati per avere di più. Questo nonostante i ben 16 miliardi stanziati a favore delle imprese. E senza valutare che, con la coperta economica del nostro Paese troppo corta, non si potevano non sostenere adeguatamente singoli e famiglie. Il “falco” Bonomi, per giunta, non ha speso neppure una parola critica su quelle “disinvolture industriali” che hanno portato anche in anni recenti diversi suoi associati a eludere le stringenti normative anti-inquinamento e di smaltimento ! Sono apparsi finora molto più responsabili sia le piccole imprese che i sindacati dei lavoratori. Essi, pur in presenza di forti difficoltà, hanno evitato di assumere atteggiamenti contrari a quella “unione morale” richiamata dal Presidente Mattarella come il vero collante del nostro Paese! E veniamo ora alle dolenti note della politica. Sul versante dell’opposizione, appare ormai una categoria dello spirito parlare di centro-destra. Infatti, in assenza di una vicina prospettiva di elezioni anticipate, le sue componenti vanno avanti in ordine sparso. Salvini sembra ormai aver scelto la linea solitaria della contestazione, dura a prescindere, del governo e dell’Ue. Vedremo come la metterà con i diffusi malcontenti interni. E con gli amministratori lombardi e veneti ansiosi di poter utlilizzare le opportunità garantite dai miliardi europei. La Meloni, che ha inseguito il leader leghista nella ricerca della piazza, appare ormai cauta nel pronunciarsi sull’utilità dei fondi Ue. Forse per lasciarsi aperta alle spalle una possibile via di fuga poltica.  Il cavaliere, infine, da sempre predica l’unità del centro-destra. Ma pratica ormai una sua linea di smarcamento. Ora silenzioso. Ora aperto. E su  quasi tutti i principali dossier. Mentre Meloni e Salvini contestavano l’Ue, aveva detto che si faceva garante con l’Europa della affidabilità della sua coalizione. Poi, in alcuni passaggi parlamentari, ha evitato rischi all’esecutivo. E non ha voluto essere personalmente coinvolto nelle scomposte manifestazioni degli ultimi tempi. Quindi sul Mes ne ha rivendicato addirittura la sua somiglianza con la proposta originaria di FI. Ora, ha sollecitato il governo ad utilizzare le opportunità offerte dall’Ue. Il suo  “sì al dialogo sulla ripartenza, ma le scelte si devono prendere insieme” si è accompagnato alla proposta di una linea di “collaborazione istituzionale  che non significa convergenza politica, ma concordanza concreta  sulle scelte da fare”. Parole che saranno suonate come carta vetrata per Salvini!

Tuttavia, se il centrodestra appare diviso, non si può dire che il campo governativo sia  molto compatto e deciso.  Le incertezze e le fibrillazioni  del M5S – dovute anche alla mancaza di una leaderhisp forte –  condizionano se  non altro la rapidità delle scelte, sottoposte sempre a lunghe e defatiganti mediazioni. Anche nel Pd, sembrano affacciarsi per ora almeno due tendenze: un consolidamento del governo con una legge elettorale proporzionale (benvista anche dal Cav., ansioso di non dipendere da Salvini) oppure un futuro  cambio di cavallo al vertice, di cui sì è fatto portavoce il sempiterno Bettini. Conte e Gentiloni sono riusciti  in sede Ue ad ottenere impegni ed assicurazioni fino a ieri impensabili. E – è bene ricordarlo – devono ancora condurre in porto fino a fine anno la trattativa su alcune non secondarie condizioni di utilizzo della pioggia di miliardi stanziati. Un cambio in corsa dei protagonisti sarebbe davvero disastroso!

di Erio Matteo