La scelta di riaprire

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La ripresa delle attività tra aperturisti e rigoristi ha tenuto banco, in televisione e sui giornali, l’intera settimana ed anche la precedente. Gli aperturisti, con alla testa il solito Salvini a capeggiare la rivolta dei ristoratori e dei commercianti contro il governo, dall’altra il ministro Speranza, i virologi e gli scienziati a consigliare prudenza fino a quando i dati del contagio e soprattutto dei morti non saranno decisamente migliorati. Salvini si è schierato violentemente contro il ministro sconfessandolo, denigrandolo e a mettendolo contro l’opinione pubblica con la solita irresponsabilità e spregiudicatezza, invocandone l’allontanamento dal governo, all’interno del quale gli ha fatto spanda il ministro Giorgetti e Forza Italia. Meloni ha proposto addirittura una mozione di sfiducia. La polemica contro Speranza ha toccato toni accesi e violenti fino alle offese e alle minacce personali tanto da far dire a D’Alema, in una intervista al Corriere del 14 scorso, che: “…l’aggressione a Speranza ha molto a che fare con una certa cultura di destra, rozza e squadristica, che comprende l’insulto e gli attacchi fino ad innescare minacce personali”. Molti lo hanno, invece, difeso a cominciare dallo scrittore Maurizio De Giovanni: “…una mente colta e gentile… un giovane intelligente e preparato che fa politica in modo nobile senza guardare agli avversari come nemici da sterminare a qualsiasi costo.” (Il Fatto quotidiano). Centinaia di intellettuali, artisti, letterati, uomini di cultura, i segretari di Cgil, Cisl, e Uil, hanno firmato un appello in suo favore,

La tensione nella maggioranza è stata evidente e lo scontro violento. Alla fine è prevalsa la Lega e Forza Italia e il Presidente Draghi ha dovuto soccombere annunciando una progressiva riapertura a far tempo dal 26 aprile. Per il sociologo Domenico De Masi il governo ha preso decisioni demenziali. Per il prof. Galli del Sacco di Milano è l’annuncio di un disastro. Il ministro Giorgetti ha sostenuto che la Lega e non Speranza rappresenta le categorie produttive del Paese tacendo, però, che spesso lo fa facendo prevalere i loro interessi particolari a quelli generali. Salvini prima ha sobillato la piazza e ora ha chiesto di riaprire, tutto e da subito, per calmarla.

Draghi ha parlato di rischio ragionato affermando: ”Questo rischio calcolato si fonda su una premessa: i comportamenti siano osservati scrupolosamente, con mascherine e distanziamenti”. Chi può assicuralo? La Sardegna, in poche settimana, allargando la guardia, è passata da zona bianca a zona rossa! Chi farà i controlli che in Italia, paese di furbetti per antonomasia, non sono mai stati fatti abbastanza? Chi assicurerà le distanze nei ristoranti che non hanno spazio sufficiente e tutte le altre precauzioni?  Di fatto le cose vanno diversamente e dopo un lungo periodo di lockdown, affrontato con rassegnata convinzione, la gente è stanca.

Si comprendono le ragioni di tutte quelle categorie che hanno subito danni gravissimi, la voglia di riaprire a qualsiasi costo (mors tua vita mea) anche pagando un caro prezzo. Molto meno si comprendono le ragioni della politica che trascura dati evidenti come l’ancor alto numero dei contagiati, dei ricoverati in terapia intensiva, dei morti, (117.000) dei quali nessuno parla. Siamo in guerra, una guerra cruenta e sanguinosa che va, purtroppo, combattuta non con i fiori nei cannoni, dove i più deboli soccombono, isolati e abbandonati, senza neanche il conforto di un sacerdote o di un familiare. Si sarebbe dovuto aspettare ancora qualche settimana, aumentare i numero dei vaccinati e aspettare un calo sensibile del contagio. Le nazioni a noi vicine, Francia, Germania, Spagna continuano ad adottare provvedimenti restrittivi nel timore di una nuova ondata. Il Regno Unito riapre solo perché ha vaccinato il 60% della popolazione (da noi meno della metà) e le morti sono calate notevolmente.

Se andiamo a sbattere (facendo i relativi scongiuri!) la colpa sarà sempre del ministro Speranza?

di Nino Lanzetta