La sinistra che non c’è

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Nessuna nostalgia per il passato, ma solo qualche considerazione sull’attuale sistema politico. Non so se sia stato un bene o un male la scomparsa delle ideologie. certo, alcune esasperazioni sono da condannare. Ma, a me pare, che insieme alle ideologie siano anche scomparsi i valori fondamentali che regolano i rapporti tra politica e società civile. in realtà quello che oggi viene proposto è un qualunquismo opportunistico. Destra, centro, sinistra, con le loro alleanze variegate, generano solo una grande confusione. La perdita di identità fa emergere un inevitabile personalismo. E’ emblematico, ciò che accade nella capitale, alla vigilia delle elezioni amministrative. La destra che si confonde con il centro moderato altro non è che una sordida battaglia tra chi vuole resistere con ciò che rimane del proprio partito (berlusconi) e chi tenta la scalata al Campidoglio sperando di sconfiggere gli avversari interni (Meloni). E poi il Pd insidiato dall’ex sindaco Marino che promette serrata battaglia al premier Renzi e al commissario Orfini. Questo quadro lacerato, non solo a Roma, dovrebbe favorire il movimentismo dei Cinque Stelle che pure non è immune da errori commessi man mano che esso ho dovuto fare scelte di campo. Si avverte, inoltre, la mancanza di una forte leadership di riferimento intorno a cui costruire il consenso. Ecco allora che si apre la riflessione sul passato, quando la dc, partito di Stato e di governo, riusciva a tessere quelle importanti strategie per la crescita sociale del Paese e la salda tenuta della democrazia. Non così per la destra storica, la cui consistenza era sempre minoritaria e, tuttavia, svolgeva un ruolo di pungolo per la soluzione dei problemi. Il vero dramma per il sistema politico è l’assenza di una sinistra incapace di proporsi come alternativa. Sin dai tempi di Bettino Craxi, ma ancor prima, i socialisti con la loro frammentazione hanno sempre chiuso le porte ai comunisti che, a loro volta, si sono scheggiati in tanti rivoli. non ultimo quella sinistra oggi nel Pd che sopporta il disagio del governo Renzi , ma non va oltre una strategia di aggregazione. E allora? Guardare al passato per costruire il futuro? Si può. Anzi, si deve. Meglio: è il solo modo per mettere al riparo questa fragile barca in un mare tempestoso.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa