L’abbraccio di Venticano a Ken Loach: l’unica strada oggi è la solidarietà

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E’ un lungo applauso a salutare la consegna del premio Mario Puzo a Ken Loach a Venticano nell’ambito del festival “Le aree interne sul grande schermo”, l’ottava edizione di Corto e a Capo – Premio Mario Puzo, dedicata ai cento anni dalla nascita di Pasolini nel segno di “Mostri senza pretese. Bestialità, ostacoli, e misteri della vita di provincia”. Loach lancia un messaggio forte alla comunità, ricordando come “Il mondo è in pericolo. Mi preoccupo di ciò che lasceremo ai nostri nipoti”. Ricorda il debito con il cinema neorealista: “E’ interessante confrontarsi con chi ha vissuto esperienze diverse in fatto di vita e di cinema. Ho sempre cercato di raccontare storie di vita quotidiana, a partire dalle vicende degli ultimi. Il cinema ha ancora oggi un ruolo fondamentale nella società. Essere un regista è una scelta di campo. Ho imparato tanto da De Sica che ha celebrato la vita dei più deboli. Negli ultimi anni la vita di uomini e donne è diventata più dura e siamo chiamati a raccontarla al cinema. Assistiamo ad una diseguaglianza senza fine, a pagare gli effetti della crisi sono ancora una volta i più deboli. L’unica strada per cambiare il mondo è restare uniti. Essere solidali può essere la nostra forza”. “Portare il cinema in piazza è magico. – spiega – Queste serate mi ricordano le immagini del film’Nuovo cinema Paradiso’”. Spiega i segreti dell’arte cinematografica e racconta “come si può aggiungere verità al racconto anche solo utilizzando la luce naturale perchè la luce è democratica e illumina anche i volti degli ultimi”. A sottolineare l’emozione della serata Michela Mancusi dello Zia Lidia: “Molto interessante aver percepito come essere regista possa ancora significare lottare, far combaciare l’impegno politico con l’arte cinematografica. Qualsiasi scelta di un regista, anche apparentemente banale, può muoversi in tal senso. Dalla selezione degli attori (che non andrebbero mai doppiati), tutti rigorosamente osservati dal loro luogo di provenienza per aggiungere credibilità al racconto, alla scelta del posizionamento delle camere, alla direzione della fotografia. In particolare mi ha colpito la lezione sulla luce. La luce nelle scelte di un regista riveste un importanza decisiva. Si può scegliere di illuminare un volto, servendosi di filtri, inquadrature e strumentazione idonea a trasformare un’attrice in una diva, si può scegliere di aderire alla realtà e aggiungere verità al racconto utilizzando solo luce naturale. Perchè la luce è democratica, arriva a tutti e può illuminare anche i volti delle persone messe ai margini. In questa direzione si muove il cinema di ken Loach e questo spiega perché la protagonista di “Ladybird”, vincitrice dell’ Orso di Berlino come miglior attrice, fece rientro a casa ignorata dalla stampa locale e questo spiega anche e perché Ken Loach resti, a distanza di anni, l’unico regista capace di parlare ai nostri giorni e in grado di farci tornare la voglia di combattere a partire dalle piccole scelte, che ognuno di noi, può attuare per migliorare il mondo che viviamo”.