L’amarezza di Paolo: “Un esame farsa, non hanno valorizzato le mie qualità”

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Punta l’indice contro un sistema come quello degli esami di stato incapace di premiare in maniera adeguata anche gli studenti con un curriculum brillante Paolo Palumbo, studente di Avella. “Sono un ragazzo che ha sempre amato lo studio, conseguendo sempre risultati eccellenti. Diplomatomi con lode, dopo la licenza media, ho scelto l’indirizzo scientifico per proseguire gli studi frequentando il Liceo scientifico “E.Medi” di Cicciano (NA). Durante il corso di studi liceale ho sempre conseguito eccellenti risultati.  Arrivo così al quinto anno, confermando il percorso di studi brillante: massimo dei voti in tutte le discipline e massimo dei crediti, nonostante l’emergenza covid-19 e le difficoltà da parte dei docenti nel portare a termine le attività programmate”, Fino all’esame “senza  prove scritte e ridotto ad un colloquio della durata di un’ora, l’esame di stato 2020,  affidato ad una commissione formata esclusivamente da docenti interni (a parte il presidente), doveva  tradursi in un rito ancora più formale e scontato del solito. Quest’anno l’esame, rispetto agli anni scorsi, doveva vedere il candidato protagonista e i commissari relegati ad una funzione pressoché notarile, “costretti” a fare una domanda come extrema ratio soltanto davanti al blocco totale del candidato. Al di là delle inutili discussioni sulla validità di una tipologia del genere, di certo in tutta Italia, molti alunni si sono distinti proprio durante questa nuova prova d’esame, come si evince dai dati statistici pubblicati dai giornali caratterizzati da un boom di 100 e di lodi senza precedenti. Indubbiamente, un bel riconoscimento ai commissari, i quali hanno saputo valorizzare il percorso e la performance dei loro candidati, senza lesinare sulla valutazione e nell’attribuzione dei voti finali di allievi, già di per se presentati eccellentemente dai vari consigli di classe.  Ma è anche doveroso riconoscere la serietà con cui la maggioranza di noi ragazzi, ha onorato un impegno che sulla carta (ma anche nella sostanza) avrebbe potuto essere eluso con il minimo sforzo”. Non nasconde la sua delusione Paolo: “sono giunto all’appuntamento finale con un curriculum insuperabile: premialità quale  studente con migliore pagella in tutti gli anni, media dei voti prossima al 10 nell’ultimo triennio, migliore presentazione all’esame nell’Istituto con 10 in tutte le discipline e massimo del credito, diversi  riconoscimenti ottenuti in concorsi e gare svolti all’interno ed all’esterno della scuola: primi posti  nelle Olimpiadi di Matematica e Fisica  all’interno dell’istituto, premiazione presso l’Universita’ Federico II per il buon piazzamento alle Olimpiadi di Fisica-gare di secondo livello. Tutto ciò unito, ad uno spirito di solidarietà nei confronti dei miei compagni più bisognosi di supporto didattico, tradottosi sempre in pronte azioni di tutoring”. Ma le cose non sono andate come Paolo sperava:  “Già all’atto della mia firma, la Presidente di commissione,  invece di dare il via alla presentazione dell’elaborato svolto, si cimenta in una psicanalisi del candidato attraverso l’esame grafologico della firma, sfociando in domande sul profilo psicologico che non le competono e che esulano completamente dagli argomenti del colloquio del quinto anno. Quindi è cominciato il colloquio. in cui sono riuscito a far emergere con grande evidenza la mia determinazione ed il mio ingegno, in tutte le parti dell’esame richieste dalla commissione: sia nel cosiddetto “elaborato d’indirizzo”, che nel colloquio multidisciplinare. L’elaborato è costituito da un problema di matematica, un quesito sul magnetismo ed un ulteriore quesito inerente la spiegazione, la discussione ed il commento di un aforisma di Albert Einstein, circa la sua concezione del tempo. In esso ho avuto modo di inserire approfondimenti personali che trascendono la semplice trattazione della tematica svolta durante l’anno scolastico, avendo modo di dimostrare le mie capacità critiche ed analitiche, facendo riferimenti alle avanguardie della fisica moderna e alle basi filosofico-epistemologiche su cui si fonda la “nuova fisica”. Quanto al colloquio “partendo da un pensiero di Friedrich Nietzsche sul concetto di morale, ho discusso il documento propostomi, contenente una citazione tratta dal Vangelo di Matteo (“Gli ultimi saranno i primi, i primi gli ultimi”), esprimendo come tale passo sia da interpretarsi secondo la concezione nietzschiana della morale, includendo,, inoltre approfondimenti e riferimenti al critico contemporaneo Gianni Vattimo, commentatore del pensiero del filosofo, spiegando perché tale critico definisca l’opera di Nietzsche una “decostruzione” della morale. Ha fatto seguito l’esposizione del sistema filosofico nietzschiano, fino alla spiegazione della teoria dell’eterno ritorno dell’uguale: nell’illustrare la concezione che ha del tempo il filosofo, ho fatto riferimento anche alle dottrine filosofiche trattate nel corso degli anni precedenti. Concentrandomi dunque sulla tematica del tempo, ho fatto riferimento, nel’ambito storico, alla prima guerra mondiale, in cui il tempo (inteso come durata ed estensione del conflitto) si rivelò un fattore fondamentale. Esposta anche questa disciplina, con riferimenti, su richiesta del Presidente, ai  concetti di nazionalismo, panslavismo e pangermanesimo, sono passato a discutere di latino, illustrando la filosofia di Seneca, con particolare riferimento al concetto di tempo, espresso nella prima delle Epistulae morales ad Lucilium. Successivamente, ho avuto modo di esporre in inglese come la concezione del tempo novecentesca abbia influito in ambito letterario. La presidente, interrompendo tale esposizione, mi ha chiesto cosa pensassi della Brexit: ho esposto la mia opinione, argomentandone anche le motivazioni. Il colloquio è finito qui”. Grande la delusione al momento della pubblicazione dei risultati “non solo perché non mi è stato attribuito il giusto riconoscimento a coronamento di un percorso di studi di alto livello, ma anche per la mia grande aspirazione: quella di sostenere l’esame di ammissione per Fisica alla prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa, dove il numero di posti è esiguo e la cernita molto selettiva, soprattutto quest’anno in cui, a causa dell’emergenza covid-19, le selezioni avvengono  senza  dover sostenere prove, ma in base ai voti dell’ultimo triennio scolastico, compresa la lode. Tale aspirazione, insieme a quella del dottorato di ricerca, io l’ho comunicata alla commissione, quando mi è stata richiesta dalla Presidente in merito alle scelte future”.