Lamberti, sfigurata con l’acido, ospite dell’associazione Apple Pie ad Atripalda

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ATRIPALDA – “L’amore è sempre rispetto. Non ha nulla a che vedere col possesso e la violenza”. Lo sottolinea con forza Filomena Lamberti ,
sfigurata con l’acido dal marito nel maggio 2012, nel corso del dibattito promosso da Apple Pie nell’ex sala consiliare di Atripalda. Un
incontro che vuole essere un’ulteriore tappa di preparazione al Pride del 15 giugno. Filomena si racconta, ripercorrendo quella stessa storia
da cui è nato anche il libro  “Un altra vita”. Dall’incontro da adolescente con quello che diventerà suo marito alla violenza dell’acido
gettatogli sul viso, causandole ustioni gravissime. “Mi vietava – spiega – di indossare minigonne, di incontrare le amiche, condannandomi
all’isolamento. E’ un processo semplicissimo, basta acconsentire e la smania di controllo sulle nostre vite cresce. Allora la gelosia mi
sembrava una prova del suo amore mentre era solo la conferma del desiderio di possesso. Mi sono illusa a lungo che le cose potessero
cambiare con la nascita dei figli ma non è stato così. Se potessi tornare indietro, prenderei i miei figli e scapperei via. Pur non avendo
un’indipendenza economica, – lavoravamo insieme in una pescheria – denuncerei per sottrarre i miei figli all’orrore di assistere alla
violenza. Da allora è stato sempre peggio, tanto che mio figlio Pasquale è arrivato a minacciare il padre nel tentativo di proteggermi, dopo
avermi visto con l’ennesimo occhio nero. E quando ho deciso di iscrivermi a Facebook è andato su tutte le furie. Volevo soltanto
mantenere contatti con vecchie amiche, per lui i social erano semplicemente uno spazio per conoscere altri uomini”. Confessa di essere
rinata “Quella che sto vivendo è un’altra vita, grazie al sostegno di associazioni come Spaziodonna che mi hanno fatto capire che non ero
sola. Guai se le donne vittime di violenza si isolano, così non si va da nessuna parte. A darmi forza l’amore dei miei figli e la consapevolezza
di essere una donna libera, che non doveva più avere paura. Bisogna avere il coraggio di denunciare o almeno di chiedere aiuto ad
associazioni e centri antiviolenza. Sono riferimenti fondamentali. Sul fronte della lotta alla violenza la situazione è migliorata ma si fa
ancora fatica a denunciare non solo per paura, ci si sente in un vicolo cieco soprattutto quando non si ha l’indipendenza economica. Ho chiamato
Spaziodonna perchè avvertivo l’esigenza di raccontare la mia storia “non volevo che altre donne commettessero il mio stesso errore”. Spiega come “la legislazione oggi tuteli le donne ma bisogna avere la garanzia che la pena, inflitta dal giudice, sarà scontata. Nel mio caso non ho avuto
giustizia, mio marito ha ottenuto il patteggiamento e ha scontato una pena irrisoria di appena 15 mesi”. Si rivolge continuamente ai giovani:
“A loro dico di ragionare con il cervello e poi con il cuore e di scappare ai primi segni di violenza da parte del partner. E’ importante
educare i ragazzi ad un sentimento fatto di rispetto e attenzione all’altro”. A introdurre il dibattito Mara Festa, psicoterapeuta,
presidente Apple Pie, Maria Grazia Papa, psichiatra di Soma, Fausta Angrisani, psicoterapeuta ed operatrice “Spaziodonna -Linearosa di
Salerno”, l’assessore alle politiche sociali Nancy Palladino, la  delegata alle pari opportunità Giuliana De Vinco. Sono De Vinco e
Palladino a sottolineare l’orgoglio di poter ospitare una donna coraggiosa come Filomena Lamberti “Quest’incontro sottolinea il valore
dell’inclusione da cui nasce anche il Pride del 15 giugno, l’importanza di lottare contro ogni forma di discriminazione. Il titolo dell’evento è
‘People have the power’, Filomena è la testimonianza di come possiamo trasformare la nostra vita e la società”. Angrisani si sofferma
sull’impegno di Spaziorosa nel segno della prevenzione e del sostegno alle donne “Dal suo desiderio di raccontarsi è nato un libro corale, in
cui alla sua storia si affiancano gli scritti e le poesie delle nostre socie. Ma è preoccupante il clima che oggi viviamo, con dolorosi passi
all’indietro sul piano dei diritti”. Non ha dubbi Mariagrazia Papa di Rete Soma: “C’è bisogno di costruire una rete tra le associazioni e
creare luoghi di incontro in cui le donne possano confrontarsi, una vera e propria casa delle donne”.