Landolfi nella bottega di Buono e Lama

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L’articolo di Pasquale Colucci, pubblicato sulle pagine del Quotidiano del Sud, è utile e prezioso, perchè fa conoscere al grosso pubblico un’opera pittorica, nota fino ad ora solo ad alcuni studiosi. L’articolo merita, pertanto, un approfondimento, che faccia meglio conoscere anche la personalità dell’autore, Pompeo Landolfi. Si tratta di una personalità che rimane ancora in parte relegata nell’ombra. La scoperta di quest’opera conservata nella Chiesa di Santa Croce a Baiano, intitolata “L’Invenzione della Santa Croce”, consente di comprendere quel complesso periodo storico-artistico, sul finire degli ultimi due decenni del Cinquecento e gli inizi del Seicento, in cui la bottega del sodalizio di Silvestro Buono e Bernardo Lama (i maestri di Pompeo Landolfi) si rivelò particolarmente feconda anche in terra d’Irpinia. “L’Adorazione dei Magi” di Marco Pino da Siena nel Duomo di Avellino, la tavola della “Pietà” (o Deposizione) di Silvestro Buono nella Chiesa di S. Maria delle Grazie ad Avellino e “L’Adorazione dei Magi” di Mytens a Torella dei Lombardi nascono proprio dalla bottega dei due maestri citati, nel clima d’un manierismo napoletano da questi rielaborato in esiti di originalità stilistica ed iconografica. L’apprendistato di Pompeo Landolfi presso la bottega napoletana di Silvestro Buono e di Lama è documentato a partire dal 1588. Del Landolfi si ignora la data di nascita ma si sa che nacque a Maddaloni, presso Caserta. De Dominici rivela le sue origini nobiliari (il pittore fu figlio di Isabella de Agostino e del nobile Paolo). Gli studi più accreditati sul Landolfi sono stati compiuti da Sarnella Palmese. L’artista fu allievo di Giovan Bernardo Lama, come riferiscono Celano e De Dominici. Il suo alunnato dovette iniziare proprio nei primi anni Ottanta, quando il sodalizio Buono-Lama esprimeva i suoi frutti migliori con la Pietà e con il Trittico pittorico nella Chiesa di S. Maria delle Grazie ad Avellino. Si suppone che entrasse in bottega nella fase iniziale di intensa collaborazione tra Buono e Lama, promotori in ambito partenopeo di una pittura di forte matrice devozionale. Non mancano opere frutto della collaborazione diretta tra il Landolfi e il Buono, come “L’Annunciazione” di Piano di Sorrento (firmata e datata 1582), o quelle di “S. Maria dei Miracoli” di Andria e del Museo nazionale di Capodimonte. Tra le opere nate dalla sinergia tra Lama e il Landolfi citiamo “Cristo fra i dottori di Capodimonte” e la” Pentecoste dello Spirito Santo” a Sant’Antimo a Napoli. Ritornano nel dipinto di Landolfi a Baiano una serie di elementi tipici dello stile aggraziato di Lama: panneggi morbidi e impreziositi da ricami sofisticati, composizione didascalica e convenzionale, espressività contenuta. Dal 1595 e fino al 1620 il pittore aprì nei pressi del convento dell’Annunziata di Napoli una bottega propria. La pala di Baiano, datata 1610, a nostro giudizio, si ricollega alla produzione del pittore iniziata nella seconda metà degli anni Novanta. Prima di questa tavola di Baiano il Landolfi aveva dipinto opere che le sono più vicine, per caratteri stilistici, eseguite tra il 1597 e il 1598, come “Lo sposalizio della Vergine” per la chiesa del Ss. Corpo di Cristo e la “Madonna in trono” tra s. Martino e s. Fede della chiesa di S. Martino Vescovo e la pala di S. Aniello tra i ss. Pietro e Biagio, originariamente destinata alla chiesa di S. Aniello, ma oggi conservata presso quella del Ss. Corpo di Cristo. Nella tavola di Baiano, ricorrono ancora formule compositive già collaudate nei decenni precedenti sia dal Buono sia dal Lama, a partire dall’impianto rigorosamente gerarchico e piramidale delle scene. Ma risaltano anche, con evidenza palmare, alcuni caratteri tipici, contraddistintivi del pittore, come “lo sforzo di conferire ai personaggi una maggiore caratterizzazione fisionomica” (Silvia Sbardella). Frutto di questo sforzo è il ritratto della misteriosa “dama” che si osserva in un angolo del dipinto baianese. Preludono ai segni di rinnovamento dello stile di Pompeo Landolfi visibili nella pala di Baiano la pala destinata alla chiesa del Ss. Corpo di Cristo, il riquadro centrale raffigurante l’Ultima Cena e dieci riquadri minori dedicati alla Passione di Cristo. Più vicine, cronologicamente, alla tavola a Baiano le opere eseguite all’inizio del Seicento: il ”Cristo portacroce” (1602),”Madonna dell’Arco” e “Madonna del Carmine con s. Caterina” nella Chiesa del Corpo di Cristo, “la Madonna delle Grazie”e “la S. Lucia” del 1604 e del 1609, nella chiesa del Corpus Domini di Gragnano. Concordiamo con Silvia Sbardella che “si sia fatta strada la tendenza a una pittura più articolata sotto il profilo spaziale”. Riteniamo che la pala di Baiano s’inserisca in quelle opere documentate di Pompeo Pandolfi che furono eseguite tra il 1611 e il 1616 per istituzioni religiose e per la devozione.

di Riccardo Sica