L’appello di don Palmese: l’Italia si riscopra paese solidale

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E’ un appello forte al paese a riscoprirsi solidale quello che lancia don Tonino Palmese nell’ambito del progetto “Nel dare si riceve” promosso dalla diocesi di Avellino al Polo dei giovani. “In Italia i valori della libertà e della democrazia sono stati sempre affrontati e salvaguardati, sono parte integrante della nostra Carta Costituzionale. Discorso diverso per la solidarietà che attiene alla coscienza etica e religiosa e perciò crea più problemi. Si rischia perciò, in un paese come il nostro ,di garantire principi come quello della libertà ma non di sostenere le ragioni della solidarietà, senza mai interrogarsi sulle cause dei problemi. Dobbiamo chiederci innanzitutto se l’Italia è oggi un paese solidale. L’incontro di oggi nasce dalla volontà di comprendere cosa significhi essere cittadini, secondo la tradizione cristiana e italiana, nel rispetto del Vangelo e della Costituzione. E’ chiaro, ad esempio, che non si può essere buoni cristiani senza essere cittadini onesti”. E sulle polemiche sulla gestione del governo della questione migranti “Quando il legislatore mette una serie di ‘però’ attaccati alla parola migranti, questi ‘però’ possono diventare una bandiera ideologica. Ecco perchè, più che guardare ai ‘però’, dobbiamo capire cosa è giusto fare. L’unione Europea è chiamata ad affrontare il problema delle migrazioni con proposte adeguate alla difesa della vita delle persone. Gino Strada diceva che avremmo dovuto sostituire ai volti dei bambini e delle donne che muoiono in mare quelli delle persone a noi care”. Non ha dubbi don Palmese: “La vera emergenza è il tema della invisibilità, aumentano gli invisibili, poichè non tutte le forme di disagio vengono adeguatamente sostenute. C’è bisogno di un welfare più vicino alle persone, quando si risparmia sul welfare, si risparmia sulla vita degli uomini e delle donne”. In prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, da oltre trent’anni presidente della Fondazione Polis per i familiari delle vittime innocenti della criminalità, coordinatore regionale dell’associazione Libera, Don Palmese ribadisce come “non esistono isole felici e non lo è neppure l’Irpinia, poichè la camorra è entrata nella logica della globalizzazione dei mercati, non è un caso che tra le regioni con la più alta percentuale di confisca dei beni ci sia la Lombardia, che difficilmente associamo alla criminalità organizzata”. E sulla centralità che può rivestire il volontariato nella vita dei giovani “Lo stesso Papa Francesco ha messo in evidenza il pericolo del ‘me ne frego’, di qui l’invito ai giovani a riscoprire i luoghi della partecipazione. Poichè il contatto mediatico ha finito con il ridurre la possibilità di un rapporto vero e autentico. Una possibilità che è offerta, invece, dal volontariato”. E’ Marco Cillo a sottolineare come il progetto della diocesi nasce dalla volontà di incoraggiare i giovani della città a riscoprire la dimensione dell’attenzione all’altro, attraverso esperienze di volontariato presso le opere segno della Caritas, la Casa della fraternità don Antonio Forte con la mensa e il dormitorio, il Cas don Andrea Gallo- centro di accoglienza migranti, il centro ascolto Zaccheo, la comunità psichiatrica Casa de Angelis. “Ecco perchè – spiega – il passaggio fondamentale sarà quello del confronto con gli studenti per illustrare loro cosa realizziamo sul territorio”. Romeo D’Adamo, garante dei diritti del Csv Irpinia Sannio sottolinea il valore di iniziative come queste per educare i giovani all’attenzione all’altro e permettere loro di comprendere la sofferenza di chi vive una condizione di disagio.