L’appello del vescovo Aiello: il coraggio ci rende più forti

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“Nessuno può vincere la battaglia da solo. Ecco perché la preghiera che oggi rivolgiamo ai nostri defunti è quella di aiutarci a restare insieme per fare muro di fronte a questa invasione”. Lo sottolinea con forza il vescovo Arturo Aiello nel corso della messa all’aperto al cimitero comunale, nello spazio antistante il cappellone, in occasione della ricorrenza dei defunti. Spiega come “I defunti ci aiutano ad affrontare la vita, a superare le difficoltà”. Ricorda come “i problemi oggi sono tanti e mettono a dura prova l’impalcatura del nostro vivere in Occidente. Ma è chiaro che reggeremo solo nella misura in cui ci teniamo in collegamento, stretti alla stessa cordata”. Ribadisce l’impegno instancabile delle “Caritas che sono in prima linea a riempire quei vuoti che restano sguarniti nelle comunità. Importante è restare accanto a chiunque abbia bisogno. Tanti sono gli invisibili che ricorrono ad operatori della Caritas perché li conoscono e sanno di potere contare su di loro”. Chiarisce come “I problemi dell’Irpinia sono preesistenti e riguardano tutte le aree interne, che vivono un profondo disagio sociale ed economico legato alla mancanza di investimenti e alle fughe senza fine di cervelli verso luoghi dove il lavoro c’è. Ma è anche vero che non bisogna drammatizzare, già essere in vita è una grazia. Dobbiamo sempre ricordarcene”. Spiega come “ciò che oggi è importante è il coraggio, che affonda le radici nella speranza, il coraggio aiuta a produrre anticorpi mentre lo scoramento abbassa le difese immunitarie. Il coraggio è una sorgente reattiva dentro di noi e non dobbiamo dimenticare che siamo unità di psiche e corpo. Ecco perché l’invito che lancio è quello di coltivare pensieri positivi. Guardate avanti, dunque e sognate qualcosa da realizzare”.
Costante nell’omelia il richiamo all’idea di resurrezione, poichè la tomba “non è l’ultimo approdo delle nostre esistenze”, quindi il riferimento ai versi della lirica “Dannazione” di Ungaretti distribuiti ai presenti “Chiuso fra cose mortali (anche il cielo stellato finirà?) Perché bramo Dio?”. “Ungaretti che fu soldato nella prima guerra mondiale – spiega Aiello – ci aiuta in questi giorni in cui siamo anche noi in trincea, ci ricorda che in ogni uomo c’è un desiderio di eternità, un desiderio di pienezza che aspira a Dio. I suoi sono versi di un Novecento non ancora sverginato dall’atomica e quindi ancora carico di idealità e spiritualità”. Quindi l’appello “a vivere e morire bene. E potremo farlo solo che ci apriremo all’eternità. Non dimentichiamo che già il nostro aver amato è una promessa di infinito”. A partecipare alla cerimonia il sindaco Gianluca Festa e il comandante della Polizia Municipale Michele Arvonio. Ed è il sindaco Festa a spiegare il valore di cui si carica la festa dei defunti “E’ il giorno del ricordo, della riconoscenza, degli affetti, verso chi è stato importante nelle nostre vite e ha contribuito a fare sì che il capoluogo diventasse una città capace di coltivare prospettive ambiziose. Ecco perché diventa l’occasione per una rinnovata attenzione al rispetto delle misure di sicurezza ed evitare ci siano perdite nella nostra comunità”.
Ed è un cimitero quasi deserto ad accogliere i pochissimi visitatori, con ingressi contingentati e rigorosa misurazione della temperature e nessun disagio sul piano del traffico. Pochi coloro che sfidano l’emergenza Covid per fare visita alle tombe dei cari.
A Mercogliano è stato l ’Abate di Montevergine Padre Riccardo Luca Guariglia, insieme al Sindaco Vittorio D’Alessio, al Vice Sindaco Stefania Di Nardo e al Comandante della Polizia Municipale Michele Leo, a recarsi in visita al cimitero comunale per un momento di preghiera ed una benedizione a tutti i defunti.
Off limits, invece, i cimiteri di Sperone, Mirabella, Avella, Baiano, Quindici, Mugnano, Mercogliano, Serino, Monteforte e Montella.