Latino al femminile

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Di Virgilio Iandiorio

Provate a chiedere ad uno studente liceale che si appresti a sostenere gli esami di Stato ( tempo fa si diceva di maturità) il nome di una poetessa latina. Resterà quantomeno interdetto non sapendo se dire un nome, a caso, o confessare candidamente di non conoscere l’argomento. Questa volta non ci sarà nessuna colpa da addebitare a questo o a quello (voglio dire allo studente o al professore) perché nella letteratura latina non abbiamo poetesse. I poeti latini hanno scritto versi in onore delle donne, tanto da assicurare ai loro nomi una fama imperitura; ma nessuna donna ha avuto il piacere di vedere la propria voce raccolta, si fa per dire, e pubblicata. Le gioie, i dolori, gli amori delle donne ce li hanno raccontati gli uomini.

Eppure sembra impossibile che in un universo così vario e variegato come il mondo latino non abbiano avuto voce poetica le donne. Forse siamo stati noi, cioè quelli venuti dopo, che non abbiamo correttamente letto nelle opere degli autori classici.

E’ il caso di Sulpicia, poetessa romana contemporanea del poeta Tibullo. Nelle poesie, che vanno sotto il nome di Tibullo, sono raccolti 6 componimenti della poetessa Sulpicia che confessa, con sincerità e senza finta modestia, una passione ardente per Cerinto, il suo amante.

La possibilità che Sulpicia fosse la vera autrice delle poesie, e quindi una donna in carne ed ossa, era stata scartata o almeno mai presa seriamente in considerazione da tempo immemorabile. Come si poteva accettare che una donna potesse trattare argomenti amorosi in modo così apertamente appassionato? E così per secoli di Sulpicia poetessa nemmeno a parlarne. Fino a quando Otto F. Gruppe, filologo e poeta, nato a Danzica nel 1804 e morto a Berlino nel 1876, non pubblicò i due volumi su Die romische Elegie, dove ritrovò l’espressione del “latino femminile”.

Pochi anni fa in Inghilterra andarono tutti pazzi per Sulpicia, grazie al poeta inglese John Heath-Stubbs (1918-2006) che aveva tradotto e pubblicato nel 2000 Poems of Sulpicia (Hearing Eye–London) affermando ancora una volta l’autenticità e l’attribuzione a questa donna romana di duemila e più anni fa, che scriveva poesie alla maniera dei poeti alessandrini. Una quarantina di versi, tanti sono quelli che compongono le 6 elegie di Sulpicia, nei quali la poesia latina dà prova di spontaneità e passione.

Sono maturi i tempi della riscoperta del “latino femminile”, che non è solo un ripagare la donna per il suo vivere appartato in tanti secoli, ma anche la voglia di sentire ancora più vicina una civiltà che sa parlare al cuore e alla mente degli uomini.