L’atroce interrogativo

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L’interrogativo è atroce. Da una parte quella che sembra la farsa delle mediazioni nel conflitto Russia- Ucraina, dall’al – tra lo sterminio senza pietà di migliaia di uomini, donne e bambini attinti da missili senza anima e con il solo obiettivo di distruggere. E’ una sporca guerra che oscilla tra tentativi di pace e ricatti economici. Finché durerà si modulerà su questi elementi. Finché durerà, e nessuno sa quanto, sarà un’indicibile carneficina. Il durare dipende da un solo sentimento: la paura. Di un conflitto atomico, l’ultimo del pianeta. Sono giorni amari in cui i governanti avvertono una forte impotenza, mentre l’esodo di migliaia di persone rende palmare il disagio di un popolo Resistente. Di questa fase l’esempio migliore, (ma non solo), lo sta dando la chiesa di Francesco. Se dovesse rispondere a realtà l’in – tenzione del Papa, trapelata nel suo viaggio ieri a Malta, di andare nella città di Kiev, la sua testimonianza assumerebbe il valore simbolico, richiamando il ruolo della chiesa svolto negli anni della persecuzione dei cristiani contro la schiavitù imperialista. Il vento della solidarietà, dell’accoglienza dei profughi è la faccia nobile di questa guerra che isola sempre di più il tiranno spietato. L’altra faccia, quella certamente meno nobile, è la guerra della speculazione sul costo della vita, sull’indiscriminato rialzo dei prezzi, a volte senza alcuna giustificazione. Se da una parte, infatti, il conflitto ha messo a nudo i clamorosi ritardi nella realizzazione delle infrastrutture per produrre energie, dall’altra sta consentendo agli affaristi senza scrupolo di determinare le condizioni di una nuova povertà. Si annunciano, infatti, tempi difficili. C’è una sola speranza per recuperare certezza: che la guerra abbia termine, che i bla-bla-bla approdino a positive soluzioni e che lo stratega assassino di Mosca si ravveda dei suoi errori.

di Gianni Festa