“Le Geometrie Materiche” di Gianni Rossi in mostra al Carcere Borbonico

0
1037

“Le geometrie materiche”, la mostra evento dell’artista Gianni Rossi, presso il Complesso Monumentale Carcere Borbonico di Avellino. Sarà possibile ammirare le opere esposte fino al 15 marzo. Alcuni interventi critici illustrano l’arte e la tecnica dell’artista Rossi. “Nella ricerca di Gianni Rossi –scrive Antonella Nigro, vi è la volontà di creare opere pittoriche che esulano dalla rappresentazione oggettiva del reale per esaltare la propria interiorità e il proprio vissuto attraverso forme, linee e colori. Tale linguaggio visuale crea felici composizioni che esistono indipendentemente dalle referenze retiniche e virano verso uno studio ove la calibratura degli elementi compositivi appare accurata e rigorosa.L’artista, studia e analizza l’immagine arrivando ad una sua riduzione e purificazione, basando gli elementi strutturali su linee verticali edorizzontali”.
Rosario Pinto, sottolinea come: “Gianni Rossi ha saputo rendere via-via più maturo e convincente il proprio linguaggio figurativo, spostando, man mano verso i territori della pratica dell’aniconismo convinto il baricentro delle sue determinazioni produttive, fino a trovare una sorta di suo ubiconsistam nella soluzione bilanciata di una prospettiva produttiva che noi definiamo ‘astratto-informale’.Si può osservare, infatti, nella pittura di Gianni Rossi, – continua – Pinto, quella almeno che egli va sviluppando, ormai, da molti anni e che è diventata la cifra distintiva della sua propria identità creativa, una sintesi efficacissima e convincente tra la normazione geometrica e la ricchezza materica dell’impasto coloristico”. Cristina Tafuri,evidenzia: “Ciò che configura l’opera di Gianni Rossi è la ricerca della purezza formale, la rivendicazione dell’arte come “attività artigianale” applicata al dipinto. Dipingere per Gianni Rossi significa recuperare il valore della percezione nella sua interezza di fenomeno vitale, dissociandola dal riferimento nozionale, rivalutando la capacità di concentrazione e di immaginazione dell’uomo (anche a livello di “idea”) alienato e oppresso dall’universo artificiale da lui stesso creato. Nell’artista l’idea si evidenzia e si propone proprio attraverso la manualità del suo operato, poiché, come suggerisce Francastel, nella pratica artistica è riscontrabile una componente operativa, più specificatamente fabbrile, che si situa al di qua del linguaggio e della comunicazione anche se poi interagisce con essi”.

Daniela Apuzza