Le staffette della memoria

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Arrivo a Palermo alle 6,30…Scendo dalla nave e mi metto in cammino per raggiungere coloro che ci aspettano. Colpiscono la mia attenzione i furgoni che ci attendono davanti ad un bar su cui salire per raggiungere Corleone. Un effetto strano: l’impressione di somigliare a quelle operaie che nel periodo estivo lavorano nei campi in un paesino vicino alla mia città. Sono scesa dal furgone e proprio davanti a me trovo la scritta “Cooperativa lavoro e non solo”. Salgo al piano di sopra dove poso la valigia ed inizio con gli altri a riordinare le stanze, a pulire i bagni ed ad organizzare con le professoresse dei turni di lavoro. Si lavorerà a turno nei campi ed in casa. Di sera sono andata un po’ in giro per Corleone con i miei compagni, Abbiamo conosciuto alcuni ragazzi americani che anche loro come noi sono venuti per lavorare nelle terre confiscate alla mafia. Davvero simpatici!”
11 Ottobre 2008
“Lavoro nei campi duro. Poi a Piana degli Albanesi con dei ragazzi inglesi ad ascoltare le testimonianze di quattro sopravvissuti il primo maggio del 1947 alla strage di Portella della Ginestra. I quattro vecchietti raccontano la loro esperienza. Quel giorno doveva essere una festa durante la quale mangiare un pezzo di pane insieme. Ma mentre stavano tutti lì in quel prato enorme, furono sorpresi dal rumore di colpi di arma. Erano destinati a tutti loro, uomini, donne, bambini in festa. Cercarono un riparo per mettersi in salvo, ma nella piana era difficile proteggersi. Per questo persero parenti, amici, conoscenti…”
15 ottobre 2008
“Dopo giorni lunghi nei campi a raccogliere pomodori senza fermarci mai, eccoci a Palermo per l’incontro con Rita Borsellino accanto ad una pianta d’ulivo proveniente da Betlemme. Su una lapide i nomi del giudice Borsellino e dei giovani della scorta uccisi: Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo, Walter. Un incontro toccante quello con Rita Borsellino che ha risposto a tutte le nostre domande, esortandoci a non avere paura della mafia, ma soprattutto a combatterla per essere persone libere. … Parlare con lei è stato come parlare con un’amica. …Che brividi nel sentirla!”
16 ottobre 2008
“Ultimo giorno di raccolta dei pomodori. Tristezza perché siamo giunti all’ultimo giorno di permanenza Sono triste nel lasciare i ragazzi della cooperativa che ormai è diventata casa mia. Sono sicura però che il nostro sarà solo un arrivederci…”

17 ottobre 2008
“Stamani abbiamo visitato due scuole di Corleone. Abbiamo visto un cortometraggio che parlava di Mafia e di Corleone cui è seguito uno scambio di idee: tornati a casa abbiamo preparato i panini che ci serviranno per il pranzo e per la cena in nave. Abbiamo salutato tutti, anche le ragazze di Firenze. Ora in nave devo dire che alla fine di questa esperienza sono cambiata …Ho promesso a me stessa che a Corleone tornerò…”

Stralci dai “diari di bordo” scritti dai 18 alunni dell’Ipsia Giorgi di Avellino che dopo qualche mese di trattative burocratiche, il 10 ottobre del 2008 con due insegnanti, Adriana Guidi e Cinzia Argenziano, sono giunti finalmente in Sicilia per partecipare alle attività di un campo di lavoro nelle terre confiscate alla mafia, non più nei vigneti come in programma, ma nei campi di pomodori, “tantissimi, enormi, mai visti così belli! “Pomodori da raccogliere per ore ed inscatolare! Una iniziativa realizzata con il sostegno di Unicoop tirreno e dell’Associazione Libera. Scopo del progetto consentire ai giovani alunni dell’Istituto avellinese di vivere, anche se solo per poco tempo, la vita di una cooperativa sociale. In questo caso una cooperativa sorta in Sicilia a Corleone, dove i fratelli Ghizzaffi, nipoti di Totò Riina, reclutavano illegalmente i braccianti per portarli a lavorare nei loro terreni agricoli! Sede della cooperativa era la palazzina confiscata in via Crispi, intitolata al Giudice Antonino Caponnetto, nella quale i ragazzi i sono stati ospitati e dalla quale muoversi all’alba per raggiungere poi ogni mattina i terreni sui quali lavorare. Un veloce ma intenso contatto con il lavoro agricolo nei terreni confiscati ai più celebri mafiosi del nostro paese a cui seguivano nel pomeriggio ore di studio e testimonianze! Un assaggio di quella pratica della legalità che Don Ciotti definisce pratica della responsabilità. Del lavoro sul raccolto dei pomodori, quasi fotogrammi girati da una moviola da diverse angolazioni, tantissime le note! “Distese enormi che sembrano non finire mai” sulle quali staranno chini per ore lavorando e ridendo! Tante osservazioni incantate sui paesaggi osservati mentre un pulmino li porta a “casa” per il pranzo, tantissime anche sui rapporti sorti con gli operatori ed i giovani volontari toscani, americani, inglesi impegnati con loro.
Nei diari dei ragazzi irpini la cronaca della quotidianità di una vita insolita eppure sorprendente che, riscoperta oggi, in tempo di covid, rivela più di tante parole il perché del disorientamento e del disagio di tanti adolescenti allontanati dalla realtà scolastica e dai rapporti con il mondo . I giovani hanno bisogno per crescere di vedersi, toccarsi, confrontarsi e nulla, nessuna relazione on line, può sostituire la scuola. Ed ecco altre note illuminanti presenti in quei diari: “L’incontro con gli americani è stato particolare. Gli americani cercavano di parlare in italiano, noi in inglese. Eravamo proprio buffe perché per farci capire ce ne voleva.- scrive Michela nel suo lunghissimo diario che sarebbe da pubblicare -Però tutto sommato è stata una cosa molto positiva, anche perché ci siamo incontrati con un altro popolo , un’altra cultura.”
“E’ stato sorprendente a Palermo sul Ponte dell’Ammiraglio ascoltare una lezione sul nostro Garibaldi fatta da un insegnante americano che il giorno successivo sarebbe partito per la sua sede di lavoro. Che esperienza straordinaria! Scoprire la nostra storia in siculo americano!”
“Sulla nave al ritorno una signora mi ha chiesto dove eravamo stati. Quando ho risposto a Corleone, ha esclamato la città della mafia! Mi sono sentita offesa! Non si può generalizzare così. E poi …Corleone è la città in cui ho scoperto me stessa! ”
Una esperienza affascinante quella dei nostri sedicenni o poco più in quel mitico 2008, a cui tante altre ne sono seguite anche in altri territori meno lontani. Un’esperienza pioneristica rimossa e dimenticata, ma da ricordare e riproporre quando si tornerà ad una vita normale, augurandoci che dirigenti scolastici illuminati sappiano andare al di là di pregiudizi e retro pensieri di varia natura per consentire ai loro alunni esperienze formative come questa di cui abbiamo raccontato solo qualche passaggio. Una storia esaltante per i ragazzi e gli adulti che l’hanno vissuta con loro. Una storia che li ha visti protagonisti ancora una volta il 21 marzo del 2009 quando in un pullman organizzato da Coop sono accorsi autonomamente a Napoli per celebrare con don Ciotti a Piazza Plebiscito la giornata nazionale del ricordo delle vittime della mafia. Una corsa la cui prima tappa è stata al molo dove unirsi agli amici che giungevano su una nave da Corleone. Con loro Calogero Parisi, il presidente della “loro” cooperativa e Rita Borsellino, che li ha abbracciati tutti come tanti figli ritrovati dopo una separazione troppo lunga.
Eccoli nelle tante foto I nostri ragazzi, le nostre staffette della memoria che con i loro diari hanno raccontato ad altri giovani la loro esperienza, continuando a farlo sul Quotidiano del Sud anche quest’anno, anche se le scuole sono chiuse e tutto sembra vivere solo on line.

Gaetana Aufiero