L’epilogo di una legislatura

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Comunque si concluda, la rissa fra Beppe Grillo e Giuseppe Conte e la conseguente implosione del Movimento Cinque Stelle segna il triste epilogo di una legislatura nata all’insegna della novità più rivoluzionaria – l’ingresso in forze nel Palazzo dei “nuovi barbari” pentastellati – e subito divenuta vittima dell’improvvisazione, dell’immaturità quando non della spregiudicatezza dei nuovi inquilini. Ci sarebbe da rallegrarsene, considerando che si sta per concludere la parabola del qualunquismo populista che ha stressato il Parlamento e le altre istituzioni; mentre c’è invece da tremare, visto che il delirio grillino rischia di inquinare l’appuntamento più importante che abbiamo in agenda: l’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Il mandato del Capo dello Stato scade a fine gennaio; a fine mese scatta il semestre bianco durante il quale sarà impossibile sciogliere le Camere; le grandi manovre per posizionarsi nella corsa alla successione inizieranno dopo l’estate in coincidenza con le prime verifiche della Commissione europea sulla capacità del sistema Italia a far fronte agli impegni derivanti dalla straordinaria iniezione di fondi stanziati per superare la crisi pandemica: in poche settimane, fra ottobre e dicembre tutti i nodi di una politica intricata e involuta verranno al pettine, e le uniche due personalità che appaiono in grado di indicare una strada percorribile ad un sistema incapace di autoriformarsi potrebbero trovarsi in difficoltà. Sergio Mattarella avrà poteri limitati, e del resto avendo scartato all’inizio di quest’anno l’ipotesi di   risolvere con le elezioni anticipate la crisi aperta dalle dimissioni del Conte 2, si è in qualche misura legato le mani, affidando il Paese all’ultima risorsa rimasta su piazza, Mario Draghi appunto, che essendo contemporaneamente alla guida del governo e legittimamente in prima fila per la successione al Colle, potrebbe trovarsi al centro di manovre destabilizzanti quanto disperate.

La scadenza quirinalizia è tanto più importante per via del peso che l’istituzione ha assunto negli scorsi anni, garantendo la tenuta democratica e la collocazione internazionale dell’Italia, scossa dalle improvvisazioni grilline e dalle intemperanze securitarie della Lega. Si pensi agli sbandamenti antieuropei e antiatlantici di Luigi Di Maio e soci, alle leggi vergogna fatte approvare da Matteo Salvini, all’uso sconsiderato della forza contro i detenuti nelle carceri italiane, alla “copertura” politica sempre assicurata da Giuseppe Conte ai ministri più discussi e screditati dei suoi governi: tutti nodi che ora stanno venendo al pettine, storture che Draghi sta cercando di correggere rimettendo in carreggiata un Paese alla deriva. Ora, il rischio incombente è che il punto di equilibrio impersonato da Mattarella venga rimesso in discussione nel conflitto che si aprirà sulla scelta del successore. E il Parlamento, cui spetta quest’onere, si presenta all’appuntamento in preda a convulsioni che rendono indecifrabili ancor prima dell’esito delle votazioni, i criteri cui si ispireranno le forze politiche. Gli oltre 250 cambi di gruppo finora registrati nel corso della legislatura, accuratamente documentati dal sito Openpolis, cui si potrebbero aggiungere i manipoli della diaspora grillina se si arrivasse ad una scissione e alla nascita del partito di Conte, stanno dando luogo alla formazione di gruppi di sbandati a nulla interessati se non alla propria sopravvivenza: truppe di ventura pronte a qualsiasi compromesso. Sarebbe la pessima conclusione di una legislatura nata male.

di Guido Bossa