Lettera aperta a Vincenzo De Luca

0
1297

“Il proprio ego funziona

come il ventre:
se ci si lascia andare
si perde il controllo
delle sue dimensioni”

Da anni questo giornale che ho l’onore di dirigere, insieme al Corriere dell’Irpinia di dorsiana memoria, Le ha chiesto un confronto per meglio capire, tra l’altro, il suo rapporto di governatore con le zone interne. Mi fu chiesto di inviarle le domande per un’intervista. Cosa che feci, inserendone tra esse una su quanto fosse vera la vicenda del cosiddetto “Patto di Marano” (tra Lei e i demitiani). Fu, se la memoria non mi inganna, grazie anche a quel “Patto” che Lei fu eletto cinque anni fa presidente della Regione Campania, scalzando il suo competitor Stefano Caldoro. Con grande garbo mi fu risposto via e-mail, per motivi che ancora ignoro, che quell’intervista doveva essere rinviata a tempi da stabilire. Eppure, prima di lei nella redazione del Quotidiano-Corriere avevo ospitato, per lo svolgimento dei forum, i governatori, Rastrelli, Losco, Bassolino e Caldoro che, di buon grado, avevano accettato il nostro invito. Da quei confronti erano nati idee e progetti, alcuni dei quali sono andati anche in porto. Comprendo bene che, probabilmente, secondo la sua valutazione, noi rappresentiamo la periferia dell’impero (Napoli-Caserta-Salerno). Ora ancora di più dopo che la classe dirigente irpina che pure ha governato il Paese, ha smesso di difendere il proprio territorio per motivi diversi. In realtà, a mio avviso, a conclusione del Suo mandato è il bilancio delle realizzazioni per le zone interne che parla meglio di quanto possa fare Lei. Rendendo vani anche i suoi monologhi prima affidati, con puntualità quinquennale nel venerdì ad una emittente privata, poi, per l’impegno dell’Ordine e del sindacato dei giornalisti, indignati per questa sua scelta comunicativa, concedendo di rispondere a domande scritte inviate per tempo, senza diritto di replica. Un’apertura, alquanto originale, che riporta a tempi tristemente vissuti nel lontano passato. Non valuti questo mio dire come una questione di provincialismo o, peggio ancora, come offesa personale. Perché, guardi Governatore, Lei mi è simpatico. Nella misura in cui riesce a costruire il suo personaggio secondo il dettato moderno del populismo che giunge diritto alla pancia di chi l’ascolta. Dove, però, il problema diventa più complesso è quando si tratta di valutare la distanza tra le promesse fatte e le risposte date in questo quinquennio di legislatura per le zone interne. Offro alla Sua intelligenza alcune brevi considerazioni. In tempo di emergenza sanitaria Lei, uomo solo al comando, ha deciso di acquistare moduli per la realizzazione di presidi anti Covid per far fronte all’imperversare del morbo che uccide. Napoli, Caserta e Salerno hanno beneficiato di questo intervento. L’Irpinia è stata esclusa, nonostante la situazione fosse, come il caso Ariano dimostra, di grande preoccupazione. Vorremmo sapere a quale criterio, se fosse possibile, fa riferimento questa scelta. Due settimane fa rispondendo, nel suo monologo, a chi chiedeva delucidazioni sulla grave situazione arianese, Lei offrì ampie rassicurazioni affermando, in base alle notizie che le avevano fornito coloro che Lei aveva scelto per i posti di guida del presidio arianese, che tutto era sotto controllo. Non solo. In quella occasione aveva aggiunto che i responsabili gestionali avevano operato con grande efficienza e risultati positivi. Dopo meno di due settimane da allora il caso Ariano è esploso con ulteriori contagi. Così l’altro giorno Lei si è visto costretto a smentire se stesso, ammettendo che lì, ad Ariano, “esiste un problema”. Potrei continuare sul suo rapporto con le zone interne e l’emarginazione a cui la Sua gestione le ha relegate. Ricordo che prima ancora che esplodesse il caso coranavirus Lei aveva assunto l’impegno di risolvere la questione degli operai forestali, problema molto avvertito nelle zone interne. Messo di fronte alla difficoltà di dare una risposta esaustiva ha preferito, con la complicità di qualche sindacato, addossare le responsabilità alle Comunità montane. Mi perdoni, Governatore: chi controlla questi enti e chi li finanzia? Mi sbaglio se affermo che è la Regione? Intanto gli stipendi non arrivano, la fame corre veloce e qualche forestale ci ha rimesso anche la vita. Potrei continuare con l’ indifferenza dimostrata nei confronti della periferia dell’impero, le zone interne della Campania, ricordandole il mancato impegno per la difesa delle acque dell’Alta Irpinia dopo lo scippo dell’Acquedotto pugliese o, ancora, con lo sfascio delle strutture sanitarie a cominciare dagli ospedali di Sant’Angelo e Bisaccia. Ne riparleremo. Ora, nella complessità della drammatica situazione che viviamo queste vicende, avrebbe detto il grande Totò, sono solo “quisquiglie”. Ma fanno parte dello scenario dell’abbandono. Il suo compito non è facile e sono d’accordo con Lei, costretto a fare e disfare le decisioni che Lei stesso assume. Non dimentichi mai che se la Campania è tra le regioni che ha subito nella pandemia meno danni, è, soprattutto, per la grande responsabilità dimostrata dalla comunità residente, senza sminuire il suo contributo da “guerrigliero colorato” che pure è stato notevole. Torno al motivo di questa nota: l’abbandono delle zone interne. Ho una mia opinione. La vecchia politica era abituata a confrontarsi non con le comunità dei territori, ma di acquisire il consenso con i patti (e mance) fatti con i referenti politici delle zone. Una scorciatoia, a mio avviso, immorale, peraltro favorita da coloro eletti dalle zone interne che, tradendole, si sono piegati al Suo volere. A costoro Lei, governatore, ha insegnato che l’obbedienza è una virtù se, però, ha i connotati del servilismo. Ma in questo ragionamento non ha alcuna responsabilità. Il potere è gestione, Lei lo esercita come i notabili meridionali abituati a trattare con i cafoni con il cappello in mano. Mi creda: che Lei non abbia sentito il dovere di interloquire con il nostro giornale fa parte del suo modo di intendere la partecipazione e la democrazia. Un detto recita: il mondo è come ciascuno lo immagina nella propria testa. Quello che, per ora, le dovevo dire da irpino che ama la propria terra e la difende dagli usurpatori, credo di averlo fatto nel rispetto del suo ruolo e nella critica finalizzata a chiederle un minimo di attenzione per questo nostro territorio tradito da una gestione regionale a dir poco matrigna. Per il resto la simpatia non muta anche se le ricordo che la responsabilità di governo non è un palcoscenico.

di Gianni Festa