Lettera di Natale

0
1657
Illustrazione di Alessia Bellofatto

Di Antonietta Gnerre

Sono innamorata del Natale da quando ho iniziato a comprendere che esiste uno spazio dove cresce il bene, tra il reale e l’invisibile. Quel bene fatto disinteressatamente senza voltarsi indietro per avere qualcosa in cambio. Quello che ci fa piangere fino all’ultima goccia di lacrima. Perché le lacrime le versiamo anche quando guardiamo lo spettacolo della natura che è davanti ai nostri occhi. Le versiamo quando guardiamo profondamente gli occhi dei nostri nemici e diciamo: “Ti perdono. Ti perdono con tutto il bene che ho a disposizione per amare”. Noi esseri umani fatti anche di perdono. E Natale è il giorno più importante per farlo (in modo particolare per chi è cristiano e anche per chi non lo è).  È il giorno più importante per chiedere scusa, chiarirsi sui malintesi e sugli errori che commettiamo tutti.

Io so che mi dovrò allenare fino all’ultimo giorno della mia vita per migliorare. So che devo dedicare più tempo alle persone che amo. A quelle che ho incontrato fino adesso, a quelle che incontrerò. Ecco, in questo giorno il mio pensiero va sicuramente alle persone care che non ci sono più. A quelle che soffrono per le malattie incurabili. A chi è solo. A quelle persone che hanno fatto degli errori. Penso a chi sta pagando ingiustamente. A loro mi rivolgo con un appello: non smettete di credere nella verità. La verità ci rende liberi, perché è al di sopra di ogni giudizio terreno.

Penso ai giovani come una grande risorsa di forza per il futuro. Provo gioia quando penso a ciò che conoscono gli anziani. Sono loro che hanno conservato la tradizione del Natale. Loro sono i custodi dei profumi e dei sapori del periodo più importante dell’anno. Loro sono la gioia di tutte le gioie. Penso ai bambini rivedendomi bambina. Sono innamorata del Natale perché da bambina pensavo che fosse solo mio, pensavo che la stella cometa illuminasse solo la mia famiglia. Crescendo ho capito che questa magia coinvolge di più quando la condividiamo. Quando abbracciamo e guardiamo chi abbiamo di fronte.

Negli anni ho compreso che il Natale non è solo una festa con la tavola imbandita, le posate importanti e i regali sotto l’albero. Il Natale è amore per i deboli e per i poveri. Ed è solo questo il più grande messaggio da raccontare a chi verrà dopo di noi.  Natale è Gesù, la storia del figlio di Dio fatto uomo, che nasce in una notte gelida a Betlemme. Penso alla stella cometa che ha illuminato il sentiero dei re Magi con una scia splendente che fissava dall’alto la storia di quel tempo. Come la cometa interstellare 21/Borisov apparsa nel nostro sistema solare che sarà vicina alla terra il 28 dicembre. È bello sapere che una cometa ci illuminerà dallo spazio che non conosciamo con la sua scia misteriosa. E per scrivere su questa cometa so che ci rivolgeremo alla poesia. Perché solo la creazione poetica ha il potere di trascrivere la percezione del segreto dell’universo.

Sono innamorata del Natale perché la poesia ha acceso in me qualcosa di immenso. E per cogliere il senso profondo di questa grande gioia so che vi devo confessare che aspetto l’apparizione di un grande cambiamento sociale. Dobbiamo allontanarci dai sentieri dei social per attuare questo cambiamento. Riprenderci il tempo per confrontarci, guardarci negli occhi. Guardare la luce naturale delle cose. Leggere un libro senza essere disturbati dal nostro telefonino. Educarci alla poesia, agli abbracci. Perché, come scriveva la poetessa Else Lasker-Schüler “se ci abbracciamo, non moriamo”.

Buon Natale!