L’Europa e la sfida integrazione

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Fervono, proprio durante questi giorni, le trattative per la elezione delle cariche più importanti della Unione Europea, a partire da quella del Presidente del Comitato del Consiglio europeo. Al centro della complessa trattativa campeggia l’amicizia tra Francia e Germania suggellata dal trattato di amicizia rinnovato il 19 gennaio 2019, lo stesso giorno di 56 anni fa, quando il cancelliere Konrad Adenauer e il presidente Charles de Gaulle, firmarono lo stesso trattato. Cambia solo il luogo originario della firma – Parigi nel 1963, Aquisgrana nel 2019. Simbolicamente neutrale Aquisgrana si trova nel cuore dell’Europa e della stessa Europa la città riflette tutti i travagli della sua vicenda millenaria. Carlo Magno la scelse come una delle “capitali” del Sacro romano impero per il suo glorioso passato romano e la sua brillante posizione strategica. Lo stato di salute dell’Unione Europea viene simbolicamente misurato dal “Premio Carlo Magno”, istituito nel 1950 per segnalare annualmente l’impegno di una significativa personalità per l’integrazione europea: tra i vincitori vanno ricordati Giovanni Paolo II e Papa Francesco. Nel novero dei vincitori dello stesso premio non mancano autorevoli personalità del mondo politico ed istituzionale italiano come De Gasperi e il presidente Ciampi. Nel 2018 la giuria ha conferito il premio al presidente francese Macron per la “sua visione di una nuova Europa”. Non è stato casuale che la motivazione ufficiale fu pronunciata da Angela Merkel. Attualmente, mentre in Italia l’attuale governo rischia di camminare senza una rotta europea, l’episodio della scelta di Aquisgrana fa riflettere sulla facile strumentalizzazione del sistema ballerino delle idee e dei simboli della Unione Europea nel suo complesso. Il rischio maggiore è che, in assenza di una nuova ed autorevole classe dirigente europea e di pregnante pensiero comunitrio, le facili reinterpretazioni da parte di Francia e Germania del grande patrimonio ideale e storico dell’Europa, non concorrono alla tanto auspicata e concreta integrazione. Frattanto il rischio per l’Italia di essere destinataria di una procedura di infrazione delle regole europee è più concreto: i criteri basilari a sostegno di misure correttive per il nostro debito pubblico non possono essere rappresentati da probabili stime di crescita non riconosciute dai mercati. Le stesse speranze italiane per un rinvio delle decisioni europee collegate alla data di scadenza della Commissione (31 ottobre 2019) hanno avuto già un riscontro negativo in quanto ritenute “molto limitate”. È auspicabile che prevalga nei nostri governanti il senso di responsabilità nel parlare chiaro alla nostra comunità nazionale a cui si può vendere una sola volta una patacca che parla solo alla pancia e ai desideri non commisurati alla nostra situazione economica e sociale interna.

di Gerardo Salvatore