L’incognita Renzi sul futuro del Pd

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L’incognita Renzi pesa sul congresso del PD come un macigno. Se non la si risolve il PD non uscirà dalle secche e non potrà riorganizzarsi e ritrovare gli antichi valori e gli elettori che sono fuggiti. Tempo ce n’è poco e le elezioni europee si avvicinano. I candidati alla segreteria pare lo ignorino e pensano a vincere nella considerazione che, prima o poi, Renzi possa farsi da parte a fare il notabile. Sarà mai possibile? Il personaggio – come è facile supporre – non si accontenterà di fare la bella statuetta e, appena può e le condizioni glielo permetteranno, comincerà a scalciare. Ormai, nella percezione generale, è un corpo estraneo nel PD, nato dalla fusione e dalla coesistenza di più culture riformiste, che vuole riappropriarsi dei valori della sinistra. E la rottamazione non è stato il metodo giusto per portare all’unità di pensiero e al predominio di un leader personalistico che assumesse in sé le connotazioni di un partito per natura pluralista a gestione collegiale.

Rimandare la soluzione del problema a dopo il congresso si dimostrerà, oltre che difficile, svantaggioso. Meglio che la questione del renzismo sia risolta in fase congressuale, chiamando a pronunciarsi gli iscritti e gli elettori. Invece il dibattito congressuale fa finta che il problema non esista e che si potrà andare avanti anche dopo con Renzi. Le perplessità non sono poche. Martina è una sfinge e lavora per avere quanti più voti renziani possibili e se Zingaretti non vincerà ai Gazebo guarderà ad un’alleanza con Giachetti, renziano doc, per conquistare la segreteria. A questo punto Renzi tornerà in gioco e alzerà la voce e la posta. E non è che ora se ne sta buono e quieto. Ritiene che sia sempre ed ancora l’ago della bilancia e di potersi muovere con spregiudicatezza nella contesa politica da posizione di forza, non negando di poter tornare al governo. Purtroppo non si rende conto della fossa profonda ed incolmabile che ha scavato fra i vecchi elettori di sinistra ed i valori nei quali hanno creduto. Non si rende conto neanche di quanto male abbia fatto all’Italia con il suo governo populista e come abbia contribuito al successo dei 5 stelle e, poi, con il ritiro sull’Aventino “a sgranocchiare noccioline”, alla crescita della Lega. Zingaretti dice che la sua segreteria sarà caratterizzata da una radicale trasformazione del partito che non potrà connaturarsi se non con il ritorno ai valori tradizionali e al superamento del renzismo. Se così dovesse essere Renzi uscirà dal partito, portandosi via una parte dei suoi. Allora perché non risolvere il problema in fase congressuale coinvolgendo la base? Tattica politica? Sarà vero ma oggi i tempi della politica si sono maledettamente ridotti e le cose cambiano on una velocità impressionante e bisognerebbe trovarsi pronti a cogliere tutte le opportunità. Le elezioni europee sono alle porte. Il nuovo PD sarà pronto?  E’ una aspettativa che molti si pongono perché nessuno opposizione e nessuna alternativa sarà possibile se non intorno al partito che, malgrado tutto, è ancora il secondo in ordine di voti, quello che ha più storia, maggiori risorse ed è ancora il più strutturato nel territorio. Molti sindaci sono dalla sua parte e rappresentano l’anello di possibile ricongiunzione con gli elettori che sono, speriamo provvisoriamente, fuggiti dall’ovile. Il M5S e la Lega, non stanno governando bene; sono in disaccordo su tutto e stanno insieme, pur dando uno spettacolo avvilente di insipienza politica, incompetenza, ingenuità ed arroganza solo perché non ci sono alternative. L’ultima sceneggiata del video del ministro Bonafede sull’arrivo di Battisti a Ciampino è un’immagine eloquente e deprimente di come la politica sia diventata una sceneggiata recitata a soggetto con telefonini, selfie, cambi di felpe, smargiassate, improvvisate e che le azioni di governo rispondano a pura propaganda, senza una qualsiasi, seppur elementare, logica economica e politica e possibilità di sviluppo. Il reddito di cittadinanza e quota cento, fatti a debito e in misura risibile, stante l’assoluta incapacità dei centri dell’impiego e delle altre strutture pubbliche, specie nel Sud, si dimostreranno presumibilmente un colossale flop. La chiusura dei porti, quando in mare continuano a morire centinaia di naufraghi, non risponde ad alcuna logica politica se, invece di portare, con tutta l’urgenza che il caso richiede, la questione al tavolo dei capi di stato e di governo europeo, con azioni coerenti e cercando alleati, si continua in un’azione di forza insulsa, disumana e senza prospettive. Prima o poi anche il popolo dei social se ne accorgerà. Almeno lo speriamo!

di Nino Lanzetta