L’insonnia dello spirito, il carteggio fra Cioran e Țuțea

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Emil Cioran (1911-1995) è stato l’uomo della “terra di mezzo”, sempre lacerato tra scetticismo e ricerca della verità ultima, tra anelito dell’Assoluto e rifiuto della fede teista, tra desiderio del Non-Essere e meraviglia dinanzi all’Essere, tra le evidenze della ragione e bisogni vitali dell’anima.

Questa lacerazione – esistenziale e filosofica – viene raccontata in Italia grazie al lavoro “certosino” di intellettuali e studiosi che costantemente curano la traduzione e la pubblicazione di opere di e su Cioran. La casa editrice Mimesis di Milano ha da poco pubblicato L’insonnia dello spirito, il carteggio tra Cioran e Petre Țuțea, curato da Antonio Di Gennaro e tradotto da Ionut Marius Chelariu.

Quando si legge la storia e il pensiero di Emil Cioran, si viene introdotti in una straordinaria “corte” d’intellettuali rumeni che, nel periodo interbellico, si riconobbero in quel movimento di rinascita culturale e spirituale conosciuto come “Generazione Criterion”. Uno di questi intellettuali fu Petre Țuțea (1902-1991), economista di formazione e di professione, ma con una forte vocazione filosofica che si riconosceva soprattutto nell’uso accattivante della parola; l’amico Cioran lo definisce “L’uomo più straordinario che abbia mai conosciuto”.

In prigione, dove scontò per 13 anni la sua opposizione al regime comunista, maturò una profonda e convinta fede religiosa. Țuțea espresse il suo pensiero religioso in manoscritti dove – secondo il parere dello scrittore Alexandru Popescu – avrebbe anticipato i temi della Teologia di Hans Urs von Balthasar, tra i più autorevoli teologi cattolici del XX secolo.

L’agile libretto edito da Mimesis – che contiene l’epistolario tra Cioran e Țuțea negli anni dal 1936 al 1941 – presenta due aspetti degni di nota.

Il primo è di carattere storico. Le lettere sono state incorniciate dal Curatore in un continuo e minuzioso tratteggio delle coordinate biografiche e storiche dei due Pensatori. In particolare, si fa riferimento all’aspetto più controverso di quel periodo storico, ovvero la relazione tra gli intellettuali rumeni della cosiddetta “Generazione Criterion” e la Guardia di Ferro, il movimento politico-religioso di stampo nazionalista fondato da Corneliu Zelea Codreanu.

Il secondo è di carattere filosofico-teologico. Dalle lettere emerge lo spessore intellettuale e spirituale di due grandi “anime” che, però, elaborarono diversamente la loro inquietudine e la loro ricerca religiosa (“l’insonnia dello spirito”).

Cioran approdò ad un misticismo scettico, pessimista e fondamentalmente senza via di salvezza, fortemente influenzato da quello orientale di matrice buddhista (come tutto il pessimismo moderno inaugurato da Schopenhauer).

Țuțea maturò la convinzione dei limiti radicali della ragione umana nell’approdare ad una qualsiasi formula di salvezza e, quindi, optò per la fede nella rivelazione cristiana ritenuta in grado di dilatare i limiti angusti ed opprimenti di ciò che l’uomo può concepire con il suo solo pensare.

Ciò che attrae in questi scritti cioraniani è lo stile appassionato, la formulazione del pensiero sempre accattivante e mai noiosa o ripetitiva.

Una lettura quindi assai preziosa, per studiosi e appassionati di Cioran – e in generale di filosofia –, da consigliare nell’approssimarsi del riposo estivo.

Di Mirko Integlia