L’Irpinia muore, ma ora basta

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Dove va L’Irpinia? E quando ha termine l’agonia del suo capoluogo, Avellino? Esiste ancora una classe dirigente libera, autonoma, in grado di fermare il degrado che avanza? I recenti dati sullo spopolamento denunciano la fragilità delle zone interne. Qui si succhia il consenso della povera gente, per responsabilità dei  mestieranti della politica, dei galoppini servi del potere. De Luca, governatore della Campania, taglia qualche nastro di opere ventennali, e solo ora concluse, beandosi  per la sua inefficienza che produce parole senza sviluppo. I giovani scappano, le famiglie si spezzano, i valori si disperdono e lui, De Luca, pensa al terzo mandato per governare una regione in cui la sanità è stata ridotta a brandelli e la camorra domina lo scenario. Il governatore lo può fare: intorno a lui i consiglieri regionali e i nominati irpini sono solo dei portaborse. Non hanno la dignità dell’appartenenza al territorio, sono piccoli uomini affetti da narcisismo, pronti a consegnargli il feudo per un futuro familistico. Tacciono  anche i Mastella e i De Mita: qualche briciola di potere e il gioco è fatto. L’uno, cento, i tanti Pd d’Irpinia hanno solo il linguaggio del potere. Si è visto subito dopo la elezione del segretario unitario (?) Pizza  alle prese con i posizionamenti dei capipopolo per le prossime elezioni politiche del 2023. Intanto il miracolo della leva dei morti, di dorsiana memoria, è in atto. E Avellino, un tempo faro della politica e della società irpina? Agonizza. Nessuna  opera è stata conclusa: dal tunnel, al centro per l’autismo, a piazza Castello e così via. Il sindaco di Avellino, uomo solo al comando, con una maggioranza virtuale ed una opposizione inconsistente, fatta qualche eccezione, nei suoi monologhi parla di futuro per nascondere il presente. La piscina comunale resta chiusa mentre i privati fanno affari d’oro; il Palasport vive un momento di grande confusione, mentre flussi di acqua attraversano il tetto; il piazzale dello stadio, senza adeguati servizi, è il lager per studenti e pendolari in attesa che sull’intera area si allunghi la mano della speculazione. Nell’aria c’è puzza di comitati d’affari, mentre nuove città nascono tra contrada Archi, alle spalle dello stadio Partenio e nel vallone della  Variante per Mercogliano.
Tutto regolare? Chi deve indagare non si fermi prima che il sacco della città non sia completato. Siamo di fronte ad una situazione paradossale. Nella quale manca un sussulto di orgoglio da parte di quella nobile Irpinia che è maggioranza e il cui silenzio diventa complice. Ma non bisogna rassegnarsi. No, mai lasciare campo libero. Si riparta da questo sfascio per avviare una nuova stagione cacciando dal tempio coloro che sono responsabili del degrado dell’Irpinia.

di GIANNI FESTA