L’Irpinia piange lo storico avellinese che seppe rilanciare il Carnevale Modestino e il sogno di un Museo

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Il suo sogno era quello di un Museo cittadino dedicato ai cento volti del Carnevale irpino. Lo aveva sottolineato più volte nel corso di dibattiti e convegni dedicati alla cultura popolare d’Irpinia, convinto della qualità e autenticità delle tradizioni carnevalesche d’Irpinia. Modestino Della Sala, storico docente del liceo scientifico Mancini, si è spento giovedì sera nella sua casa cittadina. Ieri i funerali nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. In prima fila Giuseppe Silvestri, presidente dell’Unpli di Avellino che racconta come il sodalizione con Della Sala fosse nata quindici anni fa nel segno della valorizzazione delle tradizioni irpine. «Ci eravamo incontrati ad un convegno e non ci eravamo più lasciati. Era nata con lui una sintonia che durava da quindici anni nel segno della valorizzazione del Carnevale. Il sostegno di un intellettuale come lui al nostro impegno per la valorizzazione delle tradizioni carnevalesche irpine è stato prezioso, ha conferito prestigio e autorità alla nostra ricerca. Il suo contributo alla riscoperta della memoria irpina è stato prezioso”. Il professore Raffaele La Sala pone l’accento sul suo valore di storico: «Con Modestino esisteva un’antica vicinanza culturale, nata intorno alla metà degli anni ’70, soprattutto in virtù delle mie frequentazioni della Biblioteca Provinciale. Era lì che Modestino, insieme al professore Barra e ad altri studiosi, aveva attivato una rete finalizzata allo studio dell’archivio della Biblioteca. I miei interessi di giovane ricercatore universitario erano legati alla storia della stampa, di qui l’attenzione a Dorso, Gobetti e Del Balzo, a cui Modestino aveva dedicato larga parte delle sue ricerche, a partire dal catalogo del fondo Del Balzo della Biblioteca, costantemente aggiornato. Una vicinanza di interessi che si concretizzò nella partecipazione all’Istituto della storia del Risorgimento, Modestino fu nominato presidente della delegazione avellinese. I suoi studi furono la chiave di volta nella conoscenza di Del Balzo. Studi a cui si affiancarono presto quelli dedicati alla satira politica, in particolare alla “Ciccuzza”, motteggi satirici su una lieve trama di rime, utilizzate soprattutto nei confronti dei candidati e dello stesso De Sanctis. Il ricordo che ho di Modestino è quello di un uomo buono e disponibile, di grande cultura. E’ giusto che l’Irpinia lo ricordi in modo adeguata». Commosso il ricordo di Francesco Barra: «Quella di Modestino è stata una grave perdita, è stato uno studioso ed un amico di prim’ordine che avrebbe meritato una valorizzazione maggiore. A lui il grande merito di aver riscoperto Del Balzo, attraverso un attento studio filologico e critico, fino all’impegno nella ricerca sulla tradizione». Un percorso di ricerca, quello condotto da Della Sala, che lo aveva visto concentrarsi in particolare sul carteggio tra Del Balzo e Giovanni Verga a partire dal romanzo ambientato in Irpinia “Il marito di Elena”, di cui aveva curato una ristampa. Non era certo un caso, infatti, che verga avesse scelto di collocare ad Altavilla lo scenario de “Il marito di Elena”, una scelta che alcuni critici vollero interpretare come un’attestazione di stima nei confronti del Del Balzo o ancora come omaggio a Francesco De Sanctis, esponente del Realismo e antesignano del Verismo, che certamente Verga aveva conosciuto. Sentito anche l’omaggio dell’editore Arturo Bascetta: «Era un autore silenzioso che ha trascorso la vita ad insegnare e a ricercare usi e costumi nel nome della tradizione. A lui debbo il suo ultimo lavoro inserito nel libro di Gianna Capozzi sul giornale Il Pazzo di Bonito. Ogni volta che lo incontravo in biblioteca ne sfogliava uno, stiracchiando le orecchie, e soffiando fra le pagine, quasi a voler ridare vita alle parole, a toccare con mano lo scorrere del tempo. Lui trattava i libri come figli, e gli amici come libri. Con educazione e rispetto».