Luisa, madre di questo Sud

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Luisa è madre di tre figli. E’ vedova. Ha perduto il marito in giovane età per un incidente stradale. Luisa ha fatto enormi sacrifici per condurre i suoi ragazzi fino alla laurea. Luisa oggi è sola. Per dare un lavoro ai tre ragazzi ha bussato tutte le porte. Nessuno le ha dato ascolto. Promesse a non finire. I suoi figli, dopo aver fatto vari mestieri per sbarcare il lunario, hanno deciso di fare la valigia e andare via. Come accade per decine di ragazzi che quotidianamente salgono sui bus dei nostri Comuni, in particolare delle zone interne del Mezzogiorno, per andare a cercare fortuna altrove. Questo fenomeno, che va sotto il nome di spopolamento, sta dissanguando intere comunità e desertificando un territorio ricco di storia e di cultura destinato, purtroppo, a scomparire. Il cuore di Luisa è ormai a pezzi. Nei suoi incontri con gli altri genitori cela il suo dolore raccontando con orgoglio i successi dei figli lontani. Storie come questa riempiono la quotidianità di moltissime famiglie del Sud. E tutte si chiedono: dov’è la solidarietà nazionale? Dov’è la politica? E i partiti? Tutte cose in fuga alla ricerca dell’effimero. La solidarietà si è infranta contro il muro dell’individualismo sfrenato. Ciascuno pensa al proprio tornaconto. Paradossalmente il bene comune diventa peccato. La politica è scomparsa. Non progetta, non sogna, non ha una visione. Impera il trasformismo e nella foresta del clientelismo entrano i figli di, gli amici di, i procacciatori di consenso a buon mercato. Questo è il tempo dell’assistenzialismo a suon di bonus. Ce ne sono di tutti i tipi: dalla caldaia demodé, alla rottamazione delle auto, per chi è affetto da diabete a chi ha bisogno di particolari pantofole. E poi c’è sempre il reddito di cittadinanza che fa la differenza. E la classe dirigente? E’ solo un ricordo del passato. Così muore il nostro Mezzogiorno. Nella solitudine di Luisa la cui storia è emblematica per il disimpegno di chi rincorre l’effimero personale contribuendo a rendere sempre più cupo il futuro dei giovani meridionali.

di Gianni Festa