L’uomo forte e il popolo delle sardine

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Un recente rapporto del Censis rileva che un italiano su due (soprattutto nelle persone meno istruite) vedrebbe con piacere l’avvento di un uomo forte al potere. Se siamo arrivati a questo punto, dimenticando la storia e le sciagure che i cosiddetti uomini forti hanno causato ai loro Paesi, a cominciare dai Mussolini e Hitler – che erano nati come uomini forti, salvo, poi, a rivelarsi fatali causando milioni di morti- è perché in molti è subentrato uno smarrimento generale per il progressivo scadimento della società per una crescente disoccupazione, un indebolimento del Welfare, un impoverimento del ceto sociale, un disagio sempre maggiore ed una emarginazione delle periferie, tutti fenomeni che creano insicurezza e paure. In questo contesto, nel quale i partiti hanno gradualmente perduto molti riferimenti ai loro valori, si sono inseriti politicanti, spregiudicati, con poco senso dello Stato e dell’interesse generale, che parlano alla pancia della gente, sanno usare i social, fare uso di fake news e non si vergognano di dire balle colossali, fomentando odio, divisione e aizzando le piazze. Fortuna che c’è anche un’altra Italia, che viene fuori al momento opportuno e quando uno meno se l’aspetti.

Per contrastare la propaganda, falsa e bugiarda di Salvini, che in Emilia Romagna riempiva le piazze con slogan antigovernativi senza entrare mai nel merito dei problemi regionali oggetto della prossima consultazione elettorale, è nato spontaneamente un moto popolare, guidato da quattro giovani (Mattia Santori, Andrea Giarretta, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti) colti, occupati, che non hanno mai fatto politica, che si sono ribellati all’andazzo generale e hanno invitato quelli che non si piegano al credo di Salvini, di scendere in piazza e contestare, pacificamente e senza l’uso di bandiere o di simboli di partiti, la sua becera propaganda. E’ stato un successo inaspettato e senza precedenti, che in poco più di un mese si è esteso in tutt’Italia e ha cominciato a diffondersi anche fuori. Centinaia di migliaia di persone hanno riempito le piazze lanciando un grido alto e forte ed un ammonimento ai partiti di cambiare politica e di tornare a rappresentare la comunità senza frottole e propaganda. E’ la dimostrazione che ci sta un’altra Italia: quella non salviniana e meloniana ed è ancora maggioranza nel Paese. Che non c’è bisogno di nessun uomo forte ma che i partiti, quelli seri e guidati da politici seri che, grazie a Dio, ancora ci sono, ricomincino a fare politica e a lavorare alla soluzione dei problemi. I valori richiamati nelle piazze dal popolo delle formiche, del tutto eterogeneo e composto da tutti i ceti sociali, sono sempre gli stessi: quelli che hanno permesso all’Italia di diventare una grande e civile nazione: solidarietà, rispetto, accoglienza, diritti umani, meritocrazia, non violenza, antifascismo. Il loro decalogo parte dalle persone: i numeri vengono prima della propaganda e delle fake news. E’ possibile cambiare l’inerzia di una retorica populista, utilizzando arte, bellezza, creatività, non violenza, ascolto. La testa viene prima della pancia: le emozioni vanno allineate al pensiero critico. Le persone vengono prima degli account social, le piazze prima degli organizzatori. Nessuna violenza, nessun insulto, nessuna bandiera. Se si cambia individualmente, non si cambia il mondo, ma qualcosa comincia a muoversi.

E’ una rivoluzione! Hanno fatto ritornare nella gente il gusto della politica: quella vera, quella della polis. Sono distanti anni luce dal pensiero di Salvini e della Meloni e si ispirano ai valori tradizionali di una sinistra moderata e solidale.In questi giorni stanno decidendo del proprio avvenire. Dicono di non voler diventare un partito né un movimento. Dovrebbero tendere a fare opinione, portando all’attenzione dei partiti idee e proposte concrete sulle cose da fare, a cominciare da un articolato sulla futura legge elettorale che non vale solo per i partiti che la propongono e sulle riforme strutturali di cui si ha bisogno, facendoli giudicare dagli elettori

Ci sono tutte le premesse di un immediato successo a meno che non si lascino scarnificare dai Media e dai tanti pennivendoli, purtroppo, in circolazione.

di Nino Lanzetta