M5S, se il referendum rischia di essere un boomerang

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Secondo i dirigenti pentastellati, il referendum dovrebbe rilanciare la loro “diversità”, offuscata da scelte contraddittorie e da compromessi al ribasso. Eppure, il momento di rilancio del Movimento, in continua emorragia di consensi, sembra lontanissimo. Anzi. Il M5S appare in preda a forti convulsioni, che forse preludono – dopo espulsioni e retromarce individuali – a consistenti abbandoni collettivi. La clamorosa sortita attuata da numerosi deputati M5S contro la pasticciata e malgestita vicenda della proroga delle nomine di esponenti dei Servizi di sicurezza da parte del premier è stata per ora tamponata sul piano parlamentare. Essa è indicativa, tuttavia, di uno stato di malessere diffuso. Dovuto alla mancanza, evidentemente, della valvole di sfogo che esistevano nei partiti organizzati: dalla maggiore autorevolezza dei leader alle discussioni negli organismi collegiali di direzione alla frequenti riunioni dei gruppi parlamentari. Questo terreno di confronto (e di composizione o di riduzione dei dissensi) è sempre mancato- Ed è una delle principali responsabilità che il variegato gruppo dirigente del M5S porta, per non averne né previsto né predisposto gli strumenti necessari a garantirlo. E oggi manca del tutto, a detta di molti esponenti dello stesso M5S, insoddisfatti per la costante assenza di un loro coinvolgimento nelle decisioni importanti. A questo stato di cose non è estraneo il modo rapido e confuso in cui il M5S si è affacciato alla ribalta politica, spinto dalla immaginazione visionaria di Gian Roberto Casaleggio e dalla capacità comunicativa di Grillo, fondatore, garante e patron politico. Da tempo, peraltro, in reciproco dissenso politico su alleanze e scelte fondamentali. Il rifiuto della auto-ricandidata Raggi di perseguire alleanze con il Pd al secondo turno e le irresponsabili non-scelte del M5S sulle alleanze regionali rischiano di ripercuotersi, oltre che sull’esecutivo, innnanzitutto – e gravemente – sul Movimento. Fino a farlo apparire, mancando di una chiara collocazione, pronto ad allearsi con chiunque, pur di stare al potere. Negli anni, ha poi cominciato a gravare sempre più vistosamente il peso dell’in – cognita-Casaleggio jr e delle intrusioni del sistema informatico Rousseau nei processi deliberativi dei parlamentari pentastellati. Una insofferenza sempre crescente. Ed esplosa nei giorni scorsi dopo le indiscrezioni sulla possibilità che i cosiddetti Stati generali si svolgano on-line. La forte levata di scudi da parte di molti esponenti di fronte a questa eventualità ha dato la misura di una sfiducia ormai dilagante, accresciuta dal terrore della maggior parte dei peones rispetto alle loro esigue possibilità di rielezione. La sbandierata “riforma” del numero dei parlamentari porterà, infatti, a un fortissimo ridimensionamento della rappresentanza pentastellata alle Camere. Un esito che fa chiedere a molti se ne vale(va) davvero la pena! L’atmosfera si è fatta perciò irrespirabile, aggravata dalla quasi certa prospettiva di un insuccesso del Movimento alle regionali. In parte reso inevitabile dalla scarsa cura che il M5S ha rivolto negli anni ai livelli istituzionali più periferici. Si è limitato a badare solo alla sua classe parlamentare, che ora rischia di pagare un prezzo altissimo per il suo mancato radicamento territoriale. In questo quadro, c’è davvero da chiedersi se la sua disordinata strategia permetterà a Di Maio di riprendersi la guida di un M5S sia pure ridimensionato nei numeri. E, a un M5S perennemente tentato da nostalgie pseudo-movimentiste, di raggiungere un vero equilibrio politico. Lo stesso referendum sulla riduzione di deputati e senatori appare viziato da uno spirito anti-parlamentare, incredibilmente svelato dal deputato Tuzi:”Meno sono, meglio si controllano. Più sono e più possono essere dei potenziali corrotti”. Il referendum rischia di rivelarsi un boomerang, che coinvolgerà un M5S largamente rappresentato alle Camere. Le stesse più recenti indiscrezioni a favore di una possibile reintroduzione delle preferenze la dicono lunga sullo stato confusionale di un Movimento che difficilmente riuscirà ad evitare un progressivo, inesorabile prosciugamento!

di Erio Matteo