Ma che democrazia è questa?

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La legge Acerbo- Boschi-Verdini é solo il più recente e clamoroso dei tentativi operati dalla classe politica al potere per sottrarre diritti elettorali al popolo. E trasferire definitivamente le Camere sotto il proprio controllo. Se infatti ripercorriamo, con uno sguardo di lungo periodo i risultati delle riforme riguardanti i vari livelli istituzionali, balza agli occhi il pauroso impoverimento delle nostre libertà elettorali. E di conseguenza il forte deterioramento della qualità della nostra democrazia. Nell’ultimo ventennio soprattutto, le scadenti élite politiche del nostro Paese hanno perseguito – con successo, purtroppo – il disegno di sottrarre quanto più terreno possibile a noi elettori. Hanno però garantito nello stesso tempo il massimo dell’utilità possibile a se stesse, ai loro supporter e galoppini. Il triste epilogo è una classe politica ben pasciuta ma quasi sempre estremamente mediocre a tutti i livelli, perché non frutto di una vera selezione sul campo. Spesso fatta addirittura di sbandati senza nè arte nè parte. Perciò fortemente interessati solo a indennità e prebende e a mantenere più il legame con il capo-partito che con l’elettorato! A facilitare la verticalizzazione del potere ha contribuito anche il fallimento del confuso assemblearismo sostenuto per anni soprattutto dalla sinistra, sfociato in un moltiplicarsi disordinato di enti percepiti quasi tutti come enti di governo di pezzi di società. Così fu con le comunità montane, con i distretti scolastici, con i primi enti di servizio. Le loro assemblee, in verità, nonostante la grande passione politica di quelle generazioni, furono poco più che nobili palestre in cui si scontrarono (e talvolta si incontrarono) le nuove classi dirigenti locali dei partiti, in particolare quelli popolari. Quel modello assembleare, basato sugli organismi collegiali quali frutti della partecipazione dei cittadini è stato rivoltato come un calzino negli ultimi decenni. A livello comunale e provinciale la titolarità della maggior parte delle competenze, che prima era dei consigli, é stata attribuita alle giunte. Formate spesso, in toto o in parte, da elementi non votati da nessuno, ma scelti dal sindaco eletto, che emerge come la figura di un quasi podestà. Può fare il bello e il cattivo tempo, almeno fino a quando i sempre più rari dissenzienti non si spingano a coalizzarsi per suicidarsi, imponendo lo scioglimento delle amministrazioni . Una realtà particolarmente evidente e contraddittoria a livello regionale, dove viene eletta governatore una persona titolare di un enorme potere di ricatto politico, che nomina assessori chi gli pare tra i suoi amici privati e il suo personale di fiducia. Con il risultato che i consiglieri eletti – e con loro noi cittadini – contano quasi zero nelle decisioni davvero importanti. Sono però tacitati con la possibilità di distribuire alle proprie clientele elettorali un pò di soldi ricavati dalle pieghe del mare magnum dei bilanci regionali! La deriva che ha privato progressivamente i cittadini dei loro diritti elettorali si è accentuata negli ultimi anni. La abolizione della eleggibilità diretta dei consiglieri provinciali si è dimostrata una misura incompleta e ridicola. Inconsistente sul piano degli asseriti risparmi economici. E confusa e contraddittoria sul piano ordinamentale. Essa ha tradito un basilare principio della democrazia rappresentativa: nessuna tassazione senza rappresentanza. A decidere sulla esazione delle tasse provinciali sono organismi non legittimati, a quello scopo, direttamente dai cittadini! In questo cammino a ritroso lungo la strada della democrazia, la vera perla sarà, se nom fermata dal referendum, la abolizione delle elezione diretta dei senatori. Sostituita nientepopodimeno che dalla nomina a palazzo Madama – fortemente voluta dal governo Renzi – di esponenti della squalificata classe politica regionale. Essa segnerebbe un vero e proprio trionfo anche per le varie massonerie economiche, determinate a indebolire controlli e diritti da parte dei cittadini! E con l’obiettivo finale di realizzare la cosiddetta democrazia decidente, in cui però decideranno tutti tranne il popolo sovrano!
edito dal Quotidiano del Sud