Madonna delle Grazie, i misteri della necropoli 

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I reperti della cultura eneolitica di Madonna delle Grazie di Mirabella Eclano chiudono la documentazione della preistoria in provincia di Avellino, documentata nel Museo Irpino con il Paleolitico medio di Villamaina, zona Terme di S. Teodoro (non esposto) e con il neolitico ed eneolitico della Starza di Ariano Irpino. Il merito della scoperta di questa cultura denominata “Cultura del Gaudo” per la località in cui venne alla luce, non molto distante da Paestum, spetta al tenente archeologo americano John Brinson al seguito dell’esercito del suo Paese nel secondo conflitto mondiale. Dopo lo sbarco a Salerno delle truppe alleate, si dovette costruire un aeroporto di fortuna da parte degli americani ; durante i lavori di sbancamento il giovane ufficiale individuò una tomba: da buono archeologo, provvisoriamente si spogliò del grado e delle responsabilità militari, procedendo allo scavo ed al recupero dei materiali; quindi si mise in contatto con le Autorità italiane alle quali consegnò una dettagliata relazione con disegni e foto della tomba che si conserva presso la Soprintendenza della Biblioteca Nazionale di Napoli. Successivamente, la Soprintendenza alle Antichità di Salerno dal 1945 al 1946 procedette allo scavo della necropoli, sistemando i reperti delle numerose tombe riportate alla luce nel Museo Nazionale di Paestrum. La scoperta della necropoli eneolitica di Madonna delle Grazie di Mirabella Eclano, dove, in passato, si erano rinvenuti sporadicamente oggetti in frammento di terracotta, avvenne per opera di Oscar Onorato, Ispettore presso la Soprintendenza alle Antichità di di Napoli. Questo singolare rinvenimento preistorico nella valle del Calore è particolarmente importante, non solo perché allarga l’orizzonte di una nuova cultura nell’Italia meridionale , databile alla “seconda metà del secondo millenio a. C”., ma si distingue, altresì, per la ricchezza dei corredi funerari che, per la loro tipologia e per il tipo di tombe a grotticella o a forno con vestibolo, scavate in un banco di tufo in cui si accedeva attraverso un dromos , chiuse da una lastra di tufo, ci riportano al Gaudo di Paestum dove, come a Madonna delle Grazie di Mirabella, si insediarono popolazioni, provenienti, probabilmente, dall’area egeo-anatolica, secondo la teoria di M. Pugliesi; l’ipote – si dello studioso archeologo ritenuta dallo stesso più aderente alla realtà storica, sarebbe convalidata dai dati antropologici forniti dagli inumati, sepolti nelle grotticelle artificiali di Paestum. In merito, C. Sesteri, altro studioso archeologo, afferma che lo studio dei resti ossei umani ha rivelato che essi appartengono ad una razza di brachicefali più alti della maggior parte delle popolazioni neo ed eneolitiche d’Italia e Sicilia. Pertanto, la necropoli preistorica del Gaudo (e di Madonna delle Grazie, aggiungo,) deve essere attribuita ad una popolazione immigrata, con tutta verisimiglianza dall’’Asia Minore in età eneolitica, e per i suoi rapporti etnici e culturali con l’Oriente Mediterraneo, si può pensare ad una contemporaneità con il secondo strato( eneolitico) di Troia, e le epoche Protominoico terzo e Mediominoico primo,per un periodo compreso fra il 2400 e il 1900 a. C. La scavo della necropoli di Madonna delle di Mirabella Eclano fu effettuato sotto la direzione di Oscar Onorato che, appunto, ne fu lo scopritore, ed i cospicui corredi di accompagno nelle tombe portati alla luce, vennero sistemati nella II sala ed in un vetrina della III sala del Museo Irpino. Tutto il complesso dei materiali recuperati dallo scavo si distingue in tre categorie: ceramica, oggetti di selce, armi di metallo. La ceramica presenta vasi di impasto scuro fatti a mano, cotti a fuoco libero, di forme varie, di diversa grandezza e di buona fattura. Pertanto, abbiamo i boccaletti con corpo rotondeggiante schiacciato, ansa verticale impostata dalla spalla alla base del collo; il tipo ricorre a Gaudo nelle tombe T e Brinson; le tazze monoansate a collo tronco-conico con corpo lenticolare, ansa ad orecchietta sulla spalla, eguali a quelle di Gaudo nelle tombe T, Brinson ed altre; il bicchiere con corpo biconico e collo distinto, tipo Gaudo; i vasi a fiasco ad alto collo a cilindro o leggermente a forma di imbuto, ansa verticale sulla spalla e corpo globulare o biconico; Il tipo appare a Gaudo ed a Buccino tomba 3; le tazze monoansate con corpo a calice tipo Gaudo; gli askoi, che sono i vasi più “interes – santi e caratteristici”, presentano il corpo con sezione orizzontale del ventre, collo eccentrico, impostato all’estremità del vaso con ansa, come il tipo di Buccino, tomba 6 e di Gaudo tomba IV; i vasi a saliera o gemini, composti da due coppe eguali, unite per mezzo di un ponticello e da un’ansa curva a staffa, il cui tipo si riscontra a Gaudo, tomba U”ed a Buccino tomba 6; le pisside a collo distinto con coperchio, decorate a punzonatura ed a lineette incise che, in piccola variante ed in diversa decorazione, si riscontrano nel periodo “Gaudo I”; l’orcioletto con due presine, “ tipo GaudoI”. L’industria litica, abbondante a Madonna delle Grazie, riguarda maggiormente una serie di pugnali, cuspidi di frecce e raschiatoi o microliti trapezoidali . I pugnali sono di ottima fattura e di varie misure e di diversi tipi, a sezione triangolare ed a sezione lenticolare ; tra essi si distinguono gli stiloidi con base semplice, lama foliata allungata, ritocco marginale, come gli esemplari rinvenuti a Buccino, tomba A ed a Gaudo, tomba B ed altre, e quelli a foglia di lauro con codolo, che, in piccola variante, possono associarsi al “tipo Gaudo II, cioè alla fase più tarda”. Le cuspidi di frecce generalmente sono di forma triangolare con alette e peduncolo: la maggior parte di esse trova riscontro a Gaudo nelle tombe B, T ed altre. L’industria del metallo restituita dalla necropoli di Madonna delle Grazie non è abbondante, ma è interessante per la tipologia degli oggetti che servono a stabilire un confronto con le altre culture della fascia tirrenica. Ad eccezione di un pugnale triangolare con codolo mediano e base lievemente arcuata a tre chiodini, che si associa a “Gaudo I ed a Rinaldone”, in piccola variante, il resto degli oggetti metallici li ha restituiti la tomba del Capo Tribù, inumato con il suo cane, con un corredo funerario abbastanza vistoso: sette vasi, di cui quattro dal vestibolo, due pugnali di selce, 42 cuspidi di frecce, 36 microliti trapezoidali, un’ascia di bronzo a margini rialzati, tipo “Mirabela Eclano”, un pugnale di rame triangolare costolato con codolo piatto e chiodino sul codolo che trova riscontro a Buccino, tombe I, II, ed a Rinaldone con lama più allungata, e due pugnali triangolari con lama stretta ed allungata e codolo piatto che si incontrano a Gaudo tomba U’. Infine, riferisce Onorato, a testimoniare un potere, ormai spento con la fine della vita, era stato deposto nella tomba anche il bastone di comando, ritualmente spezzato. Concludendo il presente scritto sui reperti di Madonna delle Grazie si evince che gli stessi messi a confronto con quelli del Gaudo di Paestum, evidenziano la genesi di una cultura unica della quale, però, come afferma C. Sestieri, non abbiamo ancora una visione completa della civiltà rappresentata dalla necropoli del Gaudo (aggiungo di Madonna delle Grazie di Mirabella Eclano), che non si potrà avere che con la scoperta del villaggio cui essa appartiene. Possiamo dire, però, che la ceramica non trova riscontro in Italia(eccetto a Madonna delle Grazie in maggior parte, ma soltanto nella Troade eneolitica, specialmente per il bicchiere a gola concava,la saliera, che è una forma primitiva di kernos, e l’askos. Quest’ultimo ha una grande importanza, perché è il più antico d’Italia, dove non se ne conoscevano finora che per il periodo del ferro. Anche il pugnale, a base retta e costolatura mediana, ci riporta all’ambiente del Mediterraneo Orientale. Infine, per motivi conoscitivi, anche se non esplorati archeologicamente, è opportuno menzionare i seguenti centri irpini che sporadicamente hanno restituito alcuni oggetti preistorici di notevolissimo interesse. Nella Sala III , vetrina 10 delMuseo Irpino, infatti, compaiono i nomi di Calitri, località Tufiello e Gesualdo , località Fiumana con testimonianze della facies neolotica : tre asce di pietra levigata del tipo a sezione lenticolare con profilo triangolare isoscele e base convessa. Tali reperti che costituiscono l’unicum di questo periodo in provincia di Avellino, furono donati al Museo nel 1935 da Cesare Carola e Salvatore Iannaco. Nella stessa vetrina due pugnali di selce ed un pendaglio anch’esso di selce a sezione rettangolare, rinvenuti a Gesualdo, località Arena Scalafrici, documentano la facies eneolitica, mentre una tazza monoansata decorata ad intaglio da Mirabella Eclano, località Cerzito, documenta la facies appenninica.

Bibliografia O. G. ONORATO. La Ricerca Archeologica in Irpinia, Avellino 1960, p.29 ss. G. VOZA, Necropoli del Gaudo, in Mostra della Preistoria e della Protostoria del Salernitano, p. 39 ss., Salerno 1962. P. C. SESTIERI, Paestum-La Città, La Necropoli Preistorica in Contrada Gaudo, p.30 ss.,Roma,1968

 

Di Consalvo Grella pubblicato il 01/06/2015 sul Quotidiano del Sud