Marchizza: “Avellino sempre la prima scelta. In caso di A…”

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Lunga intervista esclusiva di Riccardo Marchizza a OttoChannel che racconta come è iniziata la sua carriera e si racconta

“Sto bene sono contento di essermi ambientato ed è importante. Ho cominciato a giocare a 5 anni nel Tor Lupara, si poteva iniziare dai 6 anni, ho fatto un provino a 5 perché volevo giocare e mi presero perché fisicamente ero grosso e fecero uno strappo alla regola. La Roma mi ha chiamato per un provino a 8 anni, chiamarono mio padre ma non mi disse che era un provino ma solo una partitella per non mettermi pressione. Feci una partita con i Pulcini della Roma senza alcun timore pensando finisse lì, invece 3 giorni dopo ci dissero che da gennaio avrei fatto parte della Roma. Fu una grande felicità, in famiglia siamo tutti romanisti. Ho giocato 10 anni lì legando con tante persone, ricordo mister Tovalieri, Cuppitelli e ovviamente mister De Rossi. I rigori? Li ho sempre tirati fin da bambino, mi è sempre piaciuto, mi fermavo sempre a batterli a fine allenamento. Piano piano mi sono migliorato e De Rossi decise di farmi diventare rigorista. La mia prima partita all’Olimpico è stata contro l’Inter in Supercoppa, una grande emozione.

Totti? L’ho conosciuto l’anno scorso in ritiro con Spalletti e ho capito subito che era una persona di cuore, ti dà confidenza, noi giovani dopo cena ci fermavamo sempre a parlare con lui, a sentire i racconti della sua carriera. Il mio riferimento però è Barzaghi della Juve, secondo me uno dei più completi a livello europeo, prendo spunto da lui sperando di diventare come lui. Mister Spalletti è secondo me il più forte che ha il nostro campionato, ha preso una piazza difficile come quella di Roma, ha saputo dettare legge in un momento difficile. A livello tattico durante l’allenamento andavo volentieri al campo per imparare qualcosa da lui perché mi ha insegnato tantissime cose.

Il passaggio al Sassuolo è un punto importante della mia crescita perché mi ha permesso di calarmi in una realtà importante che mette i giovani al centro. Loro però avevano una rosa ampia e hanno preferito farmi fare un anno in Serie B per aumentare la mia crescita. L’Avellino è stato il mio punto di riferimento apppena rientrato dal Mondiale in Corea, l’ho voluto fortemente perché sia per il mio procuratore sia per mister Tovalieri era la scelta migliore. La gente mi scriveva su Instagram, ho sentito l’affetto e ho capito che era la piazza giusta per me. Le cose si sono allungate per vari motivi, il Sassuolo voleva prima valutarmi ma nella mia testa c’è sempre stato l’Avellino. Ho sentito Novellino ai primi di luglio, mi voleva fortemente, mi diceva che questa piazza era il percorso giusto per me. Quando mi scriveva lo rassicuravo che dentro di me c’era sempre questa volontà nonostante i rallentamenti. L’ho poi chiamato quando le cose si sono sistemate per dirgli che sarei arrivato ad Avellino e lui era molto felice”.

Dopo il racconto delle emozioni in maglia azzurra nelle varie squadre di categoria, Marchizza spiega: “Il mio obiettivo è fare bene ad Avellino, poi penserò alle varie nazionali. La settimana scorsa ho preso casa, mi sono sistemato e mi sento più tranquillo, la città mi piace e mi trovo bene. Il dialetto avellinese? Ancora non ho avuto modo di impararlo (ride, ndr). Mio padre, mia mamma e la mia ragazza sono i miei punti di riferimento. I miei gusti? Amo la pizza e qui ad Avellino è speciale. Mi piace anche la carne ma noi atleti possiamo sgarrare molto poco. I social network sono un mezzo importante purché lo si usi bene senza esagerare con post, foto e video, senza tralasciare la giusta privacy. Come mi vedo tra 10 anni? Con un po’ di esperienza in più ma sempre di sani principi come mi hanno insegnato i miei genitori.

In caso di promozione? Fare anche io un pellegrinaggio a Montevergine a piedi”.