Massa, quel campione in biancoverde 

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Arriva ad Avellino nell’anno magico della promozione in seria A. Peppe Massa è già un giocatore affermato e sceglie i “lupi” per giocare ancora nella massima serie. Ci ha lasciati a 69 anni. Con la maglia bianco verde ha giocato 69 partite e ha segnato 10 gol. Come sempre accade non tutte le reti sono uguali. Una in particolare è quella che tutti i tifosi dell’Avellino ricordano. E’ il gol del 3-3 a Torino contro la Juventus. E’ l’ultima partita del campionato e i “lupi” devono difendere quella serie A appena conquistata.
Una partita che passerà alla storia. Sugli spalti tantissimi tifosi bianco verdi giunti dall’Irpinia ma anche da tutto il Nord, emigranti che non vogliono perdersi una gara che è Davide contro Golia. Il primo tempo scorre senza sussulti e si chiude sullo 0-0. L’avvio del secondo è da incubo. Tra il minuto ’54 e quello ’65 la Juve segna tre volte, prima Bettega e poi due volte Verza. Sembra finita. Al ’64 Trapattoni fa uscire il grande Dino Zoff, un monumento più che un portiere. Lo sostituisce Alessandrelli, l’eterno dodicesimo. La partita cambia. Al ’71 e al ’77 segna due volte De Ponti e a quattro minuti dalla fine è proprio Peppe Massa ad infilare ancora Alessandrelli e a regalare il pareggio all’Avellino. Salvezza raggiunta e il giorno successivo “Il Mattino” titolerà “Esce Zoff entra l’Avellino”. Per la verità i “lupi” a causa di una serie di risultati favorevoli si sarebbero salvati ugualmente ma l’impresa resta e ancora oggi è una delle pagine più belle scritte da quella fantastica squadra. A distanza di tanti anni Dino Zoff ha raccontato al giornalista irpino Michele Criscitiello la sua verità “Trapattoni mi chiese di uscire dicendomi: lasciamo un po’ di gloria a chi non ha mai giocato. Entrò così Alessandrelli, il mio vice. Ventisei minuti che gli segnarono la carriera. L’Avellino sullo 0-3 tirò fuori le unghie e riuscì a pareggiare. Ricordo gli occhi dei vari Di Somma, Piga, Tosetto, completamente indiavolati: la dimostrazione che nel calcio prima ancora che la classe, sono la testa, le motivazioni ed il cuore a fare la differenza. Su quella partita se ne scrissero tante. Fu detto che l’Avvocato Agnelli avesse promesso a Ciriaco De Mita, presente in tribuna, il pareggio per la salvezza, che Alessandrelli fosse d’accordo, che io e il Trap fossimo stati condizionati per quel cambio. In realtà posso assicurare che erano tutte fandonie, assolutamente nessun complotto. Chi conosce i personaggi in questione non può credere ad un simile scenario mentre chi ha disputato un campionato in una qualsiasi squadra sa benissimo che a fine stagione è buona norma dare soddisfazione anche alle riserve”. Ma Peppe Massa non è stato solo l’autore di quel gol a Torino. E’ stato un attaccante rapido e concreto che partito da una squadra campana come l’Internapoli dove hanno giocato anche Wilson e Chinaglia, ha poi indossato le maglie di squadre importanti come Lazio, Inter e Napoli. Ad Avellino gioca tre anni dal “mitico” primo campionato nel ’78-79 a quello del ’80- ’81, caratterizzato dal dramma del terremoto che sconvolge un’intera provincia. Una presenza indispensabile nello scacchiere tattico prima di Rino Marchesi e poi in quello di Luis Vinicio. Capace di giocare in tutti i ruoli dell’attacco preferiva quello di ala oggi si direbbe un esterno offensivo. Il calcio è cambiato non solo nella terminologia tecnica ma anche in tutti gli altri ambiti. Ma nonostante tutto resta un grande fenomeno identitario. Chi si lega ad un colore della maglia lo fa per sempre perché come ha scritto Pierpaolo Pasolini il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud