Mattarella e l’eredità di Ruffilli 

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Lo stallo che si è creato dopo il voto nasce sostanzialmente da tre elementi: un sistema in cui trovare la maggioranza in due Camere, tre poli e una legge elettorale proporzionale. Un puzzle difficile da comporre. Ecco perché il Capo dello Stato ha deciso di affidare ad una personalità istituzionale come il Presidente del Senato Elisabetta Alberta Casellati il compito di cominciare a mettere qualche tassello a posto. Un mandato esplorativo affidato alla seconda carica dello Stato che tenterà di tessere la sua tela e provare a stanare partiti che dal voto ad oggi sono fermi.

Il cammino è ancora lungo però. L’intervento dell’attuale premier Gentiloni in Parlamento sulla crisi siriana ha di fatto confermato le distanze fra le forze politiche. In particolare i cinque stelle confermano il no ad un governo con Berlusconi. Ma la biografia della Casellati sembra chiudere ad ogni possibile intesa. La presidente del Senato è politicamente una berlusconiana della prima ora e anche in recenti interviste ha sempre rivendicato questa appartenenza. La politica è l’arte del possibile ma la situazione resta ingarbugliata e i nodi definitivi devono essere sciolti in tempi più o meno brevi. Per questo l’incarico alla Casellati è così rapido.

Cinque stelle e centrodestra speravano di scavallare gli appuntamenti elettorali: le regionali in Molise (22 aprile) e in Friuli (29 aprile). Il Capo dello Stato ha invece deciso che la Presidente incaricata deve riferire entro domani. Mattarella prova così a smuovere acque stagnanti. Il Presidente della Repubblica tre giorni fa ha reso omaggio a Roberto Ruffilli assassinato trent’anni fa dalle brigate rosse. Professore, collaboratore dell’allora Presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, era poco noto al grande pubblico ma molto conosciuto tra gli addetti ai lavori. Le stesse BR lo definirono l’uomo chiave del rinnovamento democristiano. Non è l’unico esponente del cattolicesimo democratico ucciso dal terrorismo. Morto per le proprie idee.

Ruffilli era uno studioso ed oggi che si discute di come trasformare delle minoranze in maggioranze parlamentari il suo pensiero è ancora più attuale. La sua lungimiranza nell’individuare le debolezze del nostro sistema spicca in un panorama di inconcludenza che dalla sua tragica scomparsa ad oggi ha solo discusso di come riformare le istituzioni senza mai trovare una soluzione. E del resto una delle sue riflessioni più attuali è che il nostro paese doveva puntare su sistemi elettorali in grado di favorire le coalizioni perché la vicenda storica italiana è troppo complessa ed articolata per rinunciare ad un assetto con più partiti e movimenti. Insomma faceva sua la grande lezione di De Gasperi, il “mai da soli” che lo statista trentino inaugurò nel ’48 dopo la trionfale affermazione della DC nelle prime elezioni parlamentari della Repubblica. Esempi che oggi sono di stretta attualità. Mattarella come Ruffilli è “figlio” della cultura cattolico-democratica che prevede l’inclusione nelle istituzioni dei fenomeni e dei movimenti che si agitano nella società.

Dunque l’eredità di Ruffilli è proprio quella di ricercare punti di convergenza, non rimanere arroccati. Un messaggio che declinato oggi possono leggere i due apparenti vincitori del 4 marzo: centrodestra e cinque stelle inchiodati nel balletto dei veti reciproci e con il partito democratico diviso e incerto se partecipare o meno all’operazione-maggioranza. Insomma un invito del Capo dello Stato a forze politiche che stentano a trovare una via d’uscita dall’angolo di una crisi di inizio legislatura. L’incarico alla Casellati e il ricordo della lezione di Ruffilli come ricetta per ritrovare le ragioni del dialogo, del compromesso, del rispetto reciproco. La campagna elettorale si è giocata tra la propaganda e gli insulti, oggi gli italiani sono interessati a sapere chi li governerà, con che tipo di proposte e per fare cosa.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud