Mattei e la sfida del dialogo

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Nel suo primo discorso in Parlamento da Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima donna premier, ha citato una serie di figure femminili che hanno rotto “il tetto di cristallo”. Un Pantheon tutto composto da donne ed elencate solo con il nome senza il cognome. Si va dunque da una eroina del risorgimento, alla prima ciclista, un omaggio alla scienza e alla scrittura e ovviamente anche alla politica con Tina Anselmi e Nilde Iotti. Tra le sue tante citazioni c’è spazio anche per Enrico Mattei, morto il 27 ottobre di sessant’anni fa. Mattei, partigiano, fondatore dell’Eni e grande protagonista del primo centrosinistra, viene evocato dalla Meloni per proporre sul suo esempio un “piano per l’Africa, un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra l’Unione europea e le nazioni africane”. Ovviamente, è questo lo sa anche Giorgia Meloni, Enrico Mattei è stato molto di più. Si può tranquillare affermare che se De Gasperi è stato il protagonista politico del dopoguerra, Enrico Mattei è l’uomo che contribuisce a risollevare l’Italia dalle macerie del conflitto mondiale e portarla al miracolo economico; è insomma, il simbolo della rinascita e della cultura industriale del nostro Paese. La personalità che più di altri è possibile identificare con la ripresa perché fornisce all’industria italiana la materia prima, cioè l’energia in quanto ideatore dell’Eni. Un uomo dinamico che non si ferma mai, l’opposto della prudenza e della cautela democristiana, un partito al quale appartiene seppur in modo autonomo. Mattei è anche però l’uomo che imprime una svolta alla nostra politica estera. Fermo restando l’atlantismo e l’europeismo è il primo a capire che la decolonizzazione ha cambiato per sempre i vecchi imperi industriali aprendo spazi enormi e anche l’Italia può riempirli. Crea per queste ragioni un rapporto diretto tra paesi produttori e consumatori e per raggiungere i suoi obiettivi non ha paura degli attacchi e sostiene che “chi si occupa di petrolio fa politica, anzi fa politica estera”. Si muove con audacia tra i due blocchi e ingaggia una “guerra” per affrancare l’Italia dal dominio del cartello del petrolio detenuto dalle grandi compagnie petrolifere statunitensi e britanniche che dominano il mercato e fanno cartello controllando mercato e prezzi. Mattei vuole rompere questo dominio e la sua morte, causata da un incidente aereo, diventa il primo grande mistero d’Italia. Ricordarlo adesso rende la sua figura ancora attuale soprattutto per le posizioni a favore di un mondo multilaterale e aperto sia verso l’est dell’Europa che verso il sud del mondo. Mattei è stato anche un alfiere dell’industria di Stato e dell’economia regolata non solo dal mercato. Il suo era anche un impegno da uomo di Stato, una personalità di parte ma rispettosa degli avversari. Il passaggio che forse deve compiere oggi Giorgia Meloni è proprio quello sul dialogo. Se c’è stato un tratto del suo discorso in Parlamento è la mancanza di attenzione verso chi non la pensa come lei. Non bastano i ringraziamenti a Mattarella e a Draghi, la nuova Presidente del Consiglio come ha sottolineato Stefano Cappellini “non parla rivolta agli alleati, agli azionisti politici, ai mercati, è un discorso ai suoi elettori, molto connotato – lo stop ai barconi e al reddito di cittadinanza, il condono detto pace fiscale, il presidenzialismo – che punta alla sottomissione dei partiti alleati, qui comando io, e a distillare una punta di invidia nella mente degli elettori altrui, come a dire: ho vinto con le nostre idee, voi a chi avete affidato le vostre? Si definisce underdog, termine che in inglese definisce i sottovalutati che poi vincono, un’eco trumpiana non casuale, c’è una suggestione internazionale, l’idea che lo schema italiano sia dentro un sommovimento mondiale”.

di Andrea Covotta