Morire per Kiev

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Dopo che l’Armata Rossa è entrata l’altra sera nel territorio del Donblass, la parte est dell’Ucraina, per garantire l’indipendenza delle due repubbliche russo-ucraine, s’impone l’imperativo “Pax est quaerenda” (bisogna ricercare la pace), in ossequio alla legge di natura, di cui parla Hobbes, per scongiurare lo stadio primitivo della guerra di tutti contro tutti (“bellum omnium contra omnes”). Ogni altra scelta, può portare a un conflitto di imprevedibile e fatale svolgimento. Ma qual è la natura della questione ucraina? Muoviamo dal dire che uno Stato ucraino non è mai esistito fino al 3 marzo 1918, quando fu firmato il trattato di Brest- Litovsk tra la Germania e il neonato Stato nato dalla Rivoluzione di Ottobre del 1917. Lenin, che vedeva la Russia comunista circondata da tutti lati dall’aggressività delle potenze capitalistiche, Stati Uniti in primis, fu costretto, sul piano territoriale, ad accettare dure condizioni di pace. Per salvare l’Ucraina, che faceva parte dell’impero zarista, le riconobbe lo status di Repubblica facente ora parte dell’URSS. Ma cos’era l’Ucraina? Tornando al Medioevo, vediamo che l’Ucraina era il nome di immenso territorio dalla Polonia alla Lituania. E’ proprio a Kiev, capitale dell’Ucraina, nacque nell’882 il primo stato russo o Piccola Russia. Lo fondarono un gruppo di origine scandinava, i Rus, che erano parte di un esercito di invasori, i Vareghi, stranieri, così chiamati dalla popolazione slava (in Italia e altrove furono chiamati Normanni). Si deve, purtroppo, anche dire che, quando tra il 1941 e il 1944, l’Ucraina fu occupata dalle truppe dell’Asse, 30.000 ucraini si arruolarono nelle Waffen-SS, rastrellando e deportando nei campi di sterminio gli ebrei. Ai fianco dei nazisti si schierò l’Esercito insurrezionale ucraino. Dal canto suo, l’Armata Rossa, al costo di 10 milioni di morti, liberò non solo l’Unione Sovietica ma anche tutti i paesi dell’Est dalla belva nazista. Dopo la Caduta del Muro e il fallito golpe contro Gorbaciov, il parlamento ucraino proclamò il 24 agosto 1990 l’indipendenza del suo paese. Seguì, di lì a un anno, il crollo dell’URSS. I rapporti russo-ucraini furono a lungo tesi, fino all’elezione del presidente Janukouvyè, che adottò una politica di equilibrio tra Russia ed Unione europea. Ma questo presidente fu costretto da grandi sollevazioni di piazza a dimettersi e a lasciare il Paese a febbraio del 2014. L’Ucraina svoltava verso Occidente in chiave nazionalista. La reazione, a marzo dello stesso anno, fu il distacco della Crimea, filo-russa, dall’Ucraina. Ad aprile fu la volta delle popolazioni dell’Est dell’Ucraina, di origine russa, che si ribellarono e crearono due piccole repubbliche autonome. A sua volta, l’attuale presidente Zelensky, a capo di un governo autoritario e corrotto, ha cercato vanamente di riconquistare con le armi il Donblass. Ma il vero “casus belli” è stata la sua richiesta di aderire alla Nato; il che vuol dire schierare truppe missili atomici lungo un confine di migliaia di chilometri a 300 chilometri da Mosca. E’ accet – tabile una cosa del genere da parte della Russia, e di Putin, suo presidente? No, se solo ricordiamo che il Presidente americano Kennedy, nell’ottobre 1962, con il blocco navale attorno a Cuba, spinse Krusciov a togliere i missili balistici dall’isola caraibica, che al massimo avrebbero raggiunto la Florida, non Washington. Dunque, è giusto e conviene all’Italia e all’UE, per favorire l’imperialismo di Biden, contrapporsi alla Russia con dure sanzioni, scordando – come invece ci ricorda Prodi – che tanto dipendiamo dal gas e dal petrolio russo?

di Luigi Anzalone