Movimento 5 Stelle, solo populismo?

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Da quando è stato fondato il M5S viene quasi sempre considerato e bollato – da parte delle forze politiche tradizionali – come un movimento populista, fatto per lo più di barbari anti- sistema, ignoranti e incapaci. Eppure, ha conquistato sempre più del 20% nelle più recenti competizioni elettorali ed è diventata stabilmente la principale forza di opposizione. La sua ascesa merita forse qualche riflessione un pò più articolata e meno superficiale. Certamente, la travolgente avanzata dei pentastellati è figlia delle patologie del cosiddetto sistema. Se i principali partiti avessero dato risposte convincenti alla domanda di moralità dell’elettorato e ai problemi dell’economia – il M5S sarebbe forse di dimensioni assai minori. Del resto, un’altro partito di rottura – la Lega Nord – si affermò nella crisi degli inizi degli anni ’90. Nonostante le sue posizioni allora addirittura indipendentiste, quel movimento non ebbe le ostilità di tutto lo schieramento politico. Anzi, il lider maximo D’Alema proclamò addirittura che la Lega era una "costola della sinistra". Il cavaliere, trionfatore alle elezioni grazie all’espediente di mettere insieme con Fi, separamente, al Nord il diavolo separatista (la Lega), al Sud l’acqua santa nazionalista (AN), portò i leghisti al governo. E i lumbàrd non erano certo più "civilizzati " politicamente dei 5S. Le ragioni della forte contrarietà di Pd e Fi al M5S, al di là degli effetti speciali, sono di natura squisitamente politica. L’assenza di caratterizzazione ideologica permette al movimento di rubare elettori qua e là. E la indisponibilità ad alleanze organiche con altri appare una mina pericolosa. Non tanto per il sistema politico in quanto tale, ma per quel sottobosco – palese o occulto – che vive e prospera sui Nazareni vari, sugli inciuci tra forze di destra, di sinistra e di centro che sembrano dominare sempre più gli equilibri parlamentari. IL M5S ha scontato diversi peccati originali. La nascita a misura di dimensione elettronica. L’eterodirezione prima da parte di Casaleggio. Poi la dipendenza da Grillo. Il sistema stalinista di espulsioni. L’inesperienza politica della sua classe dirigente. L’inaspettato ingresso in Parlamento, a seguito di un successo superiore alle aspettative, anche di candidati immessi in lista ma non per essere eletti. Ha fatto fin dall’inizio gesti di coerenza importanti, come la rinuncia alle indennità aggiuntive da parte dei titolari di cariche parlamentari, la destinazione ai terremotati di MIrandola dei fondi non spesi per la campagna delle politiche 2013 (più di 400.000 euro) e la costituzione di un fondo per i prestiti alle piccole imprese (10 mln di euro) costituito grazie alla autoriduzione degli emolumenti mensili dei parlamentari. Infine, il M5S riceve solo i contributi per i gruppi parlamentari e nessun finanziamento pubblico. Ciò dimostra che questi ultimi non sono affatto indispensabili ai partiti per fare politica, come invece da decenni afferma la Casta. Il M5S ora sta cambiando pelle – un pò meno di lotta e un pò più di governo – tra incertezze, conquiste ed errori, come i superstipendi conferiti a Roma dalla Raggi ai suoi principali collaboratori. Si stanno delineando dei possibili leader meno forcaioli. Anche le piazze virtuali sul web sono state un pò accantonate, per puntare su quelle tradizionali di città e paesi, stabilmente occupate dagli attivisti 5S. Presto per dire se saranno all’altezza delle nuove sfide. Queste però incombono, a partire dal referendum. Una eventuale sconfitta di Renzi, con il suo indebolimento, potrebbe comunque aprire per il M5S scenari nuovi. E forse spazi di operatività politica finora impensati.
edito dal Quotidiano del Sud