Niente di sicuro, la pandemia secondo Livio e Manfredi Arminio

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“Un video che nasce nei giorni più difficili della pandemia dalla volontà di raccontare la confusione di quel tempo in cui si diceva tutto e il contrario di tutto”. Spiegano così Livio e Manfredi Arminio la sfida rappresentata da “Niente di sicuro”, impreziosita dalla regia di Antonello Matarazzo, che sceglie immagini di manicomi e ospedali abbandonati per raccontare lo spaesamento che viviamo. “Nelle settimane del lockdown – prosegue Livio – non abbiamo mai smesso di suonare. Tra una prova e l’altro mio fratello Manfredi ha buttato giù questo testo. Io ho curato la parte musicale e gli arrangiamenti. Tutto è stato realizzato rigorosamente in casa. Abbiamo cercato di descrivere nella canzone gli effetti causati dalla pandemia, dai mesi di reclusione. Si è tornati alla normalità ma nulla è tornato al proprio posto. E’ come se fosse caduto un muro che non può essere ricostruito. L’effetto principale è stato questo forte senso di insicurezza che ha invaso tutti noi. Abbiamo inviato il testo ad Antonello Matarazzo, con il quale da tempo avevamo voglia di collaborare e così è nato il video”. Spiega come “la scelta sia quella di un linguaggio evocativo ma mai enigmatico. Volevamo sottolineare come in un attimo sono cadute tutte le nostre certezze, da quella della sicurezza che l’Occidente ha sempre veicolato come baluardo del sistema alla libertà individuale, alla base di ogni democrazia. Guardavamo all’Oriente ma non capivamo che la vera causa del contagio era l’Occidente, o meglio il nostro modello economico, la globalizzazione”. Sottolinea come “abbia rappresentato per noi una piccola svolta. Nelle nostre canzoni abbiamo sempre cercato di raccontare con ironia e leggerezza l’Irpinia. Questa volta abbiamo scelto delle storie che fossero più universali senza perdere la nostra capacità di ridere di questo tempo e insieme lo sguardo sul locale”.