No ai trasformisti di questa terra 

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A due settimane dal voto, la confusione regna sovrana. Vincono tutti, nessuno perde. Mai la politica era caduta così in basso. Massoni, rimborsi, insulti, spionaggio sono tra le questioni di cui si discute e che fanno smarrire il confronto sui grandi temi del Paese. A cominciare dal rapporto con l’Europa per finire, almeno per quanto riguarda l’Irpinia, alla vicenda dell’Aias che tiene in sospeso lavoratori ed assistiti. Un dato, però, va sottolineato. Il rischio dell’astensione che, secondo i sondaggi, si attesterebbe tra il 30 e il 45 per cento. Se così fosse la partita elettorale si giocherebbe tra pochi addetti: partiti e partitini, tifosi e appartenenti, facendo venire meno il valore del cittadino arbitro, desideroso del cambiamento, laddove necessario, e del rinnovamento della classe dirigente, sempre più urgente. Ed è qui il punto. Lo dico soprattutto ai giovani. A quanti di essi che sono stati costretti ad inginocchiarsi al potente di turno, per sopravvivere. Essi non devono farsi vincere dalla rassegnazione, dalla protesta, pur motivata, per disertare le urne. Ma devono diventare soggetti attivi per debellare clientelismo e trasformismo che hanno inquinato il Mezzogiorno e l’Irpinia. In questa tornata elettorale ci sono esempi inquietanti della malapolitica. Personaggi che, supportati da un nepotismo senza scrupolo, hanno tradito la propria terra per il solo interesse personale e cambiando casacca a seconda delle convenienze. Anche per questo l’Alta Irpinia è diventata sempre più fragile e sempre più penalizzata. Solo con il voto, solo recandosi in cabina, si possono cancellare presenze che, altrimenti, come la leva dei morti, potrebbero ricomparire sulla scena politica. Anche a questo serve il voto, per questo è utile recarsi alle urne. Sconfiggere i trasformisti di questa terra è una grande questione morale, dalla quale sottrarsi significherebbe rinunciare ad essere protagonisti del rinnovamento.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud