Non è più il tempo delle divisioni

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Come ha scritto l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito il premier Conte su un argomento chiave come le risorse provenienti dal Mes, il fondo salva Stati europeo che consentirebbe all’Italia di indebitarsi fino a 37 miliardi di euro ad interessi vicini allo zero, non ha la maggioranza o meglio avrebbe i voti della sua ex maggioranza Lega-Cinque Stelle e li avrebbe per bocciare il provvedimento non per approvarlo. Sembra un paradosso ed invece proprio una questione così cruciale dimostra l’indubbia debolezza di questa coalizione. Il punto resta sempre quello di cosa rappresenta questa inedita alleanza di governo. Difficilmente la si può etichettare come riformista e quando i nodi da sciogliere toccano il rapporto con l’Europa il riflesso grillino di nascere forza antagonista viene immediatamente fuori. I Cinque Stelle sono da un lato prigionieri del loro recente passato e dall’altro sono concorrenti di Salvini e Giorgia Meloni sul terreno elettorale. Il punto non sono solo i numeri parlamentari di questa maggioranza che probabilmente non è destinata a cadere nell’immediato futuro ma quale prospettiva può offrire quest’alleanza. Lo show-down parlamentare è stato per il momento disinnescato ma è inevitabile che il tema del rapporto con l’Europa resta fondamentale. Il PD ha da sempre una relazione inossidabile con Bruxelles rafforzata ulteriormente dalla nomina di Gentiloni a commissario europeo e da David Sassoli presidente del Parlamento di Strasburgo. I Cinque Stelle al contrario per mobilitare il loro elettorato stanno spingendo sul tasto del loro profilo euroscettico.  Del resto questa divergenza emerge anche nel campo dell’opposizione dove Forza Italia è molto più vicina alle posizioni del PD rispetto a quelle con Lega e Fratelli d’Italia. Insomma l’Europa divide trasversalmente i due fronti e la battaglia identitaria in vista delle regionali rischia di allargare ancora di più le distanze. In questa situazione l’unica cosa evidente è la scelta compiuta al momento dalle istituzioni europee che di fronte ad un evento catastrofico come il coronavirus hanno comunque deciso di mettere in circolo risorse creando ovviamente debito. Un debito però condiviso e questa scelta solo qualche mese fa non era affatto scontata. E allora un primo punto di questa maggioranza, nata anche o forse soprattutto per eleggere il successore di Mattarella, è proprio quello di individuare una personalità che a partire dal 2022 garantisca una continuità europeista come ha fatto l’attuale Capo dello Stato e tutti i suoi ultimi predecessori. Per trovare una soluzione comune si torna alla casella di partenza. Pd e Cinque Stelle dovrebbero remare nella stessa direzione ma ciò non avviene. Il partito di Zingaretti è il partito dell’establishment e di fatto il garante con Bruxelles, i Cinque Stelle non intendono cambiare strada sull’Europa così come sull’immigrazione o sulle grandi infrastrutture. Tocca al premier Conte dirimere questa divergenza ed evitare spaccature nella maggioranza ma non puntando solo a galleggiare. La telefonata con  Angela Merkel è stata l’occasione per preparare un terreno più favorevole per il prossimo consiglio europeo di metà luglio in cui si cercherà la stretta in vista dell’accordo sulle risorse e su come spenderle nel modo migliore. Un appuntamento importante per il premier che deve arrivarci evitando i veti reciproci che tolgono forza all’azione del governo e lo trascinano nella palude delle polemiche. Un vecchio saggio come Giuliano Amato dice questo è il tempo di mettere in campo una maggiore comunità di intenti, una comune responsabilità. E’ insomma il momento della collaborazione e non della divisione che ovviamente compete di più a chi governa rispetto a chi si trova all’opposizione. Finora il tempo è trascorso invano da quando il governo è nato, adesso è il momento di non farlo scadere.

di Andrea Covotta