Novellino: “Sogno un Partenio pieno. Sempre avanti per la mia strada”

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Durante la trasmissione 0825 in onda ogni domenica alle 21 su OttoChannel (canale 696 del digitale terrestre), ha parlato l’allenatore dell’Avellino Walter Novellino, che ha trattato diversi temi interessanti, a partire da queste prime partite del 2018: “Il nostro girone di ritorno è stato abbastanza positivo. Siamo partiti vincendo contro il Brescia fuori casa, in altre circostanze non abbiamo raccolto quello che meritavamo, ma credo che abbiamo sempre espresso un buon calcio. Solo nel primo tempo con il Venezia non siamo mai entrati in partita e abbiamo perso meritatamente. Contro il Novara non è stata una bellissima partita, ma l’unica cosa che contava era raccogliere i tre punti e ci siamo riusciti. Gavazzi ha segnato una doppietta, questo conferma che l’assenza di alcuni calciatori di qualità per buona parte della stagione ha inciso e non era una scusante. Ora ci aspettano tre gare difficili, daremo il massimo come sempre”.

E’ soddisfatto del gioco espresso dall’Avellino e dove bisogna migliorare?

“Il calcio di oggi è cambiato. Noi abbiamo giocatori fantastici come Asencio, Ardemagni, Castaldo e Bidaoui, ma non è semplice mantenere gli equilibri giusti quando devi gestire tanti calciatori così bravi e che meriterebbero di giocare sempre. Ho uno staff di spessore e stiamo cercando di migliorare giorno dopo giorno anche dal punto di vista tattico, grazie al lavoro dei centrali riusciamo a favorire gli inserimenti degli esterni e questa è una delle nostre armi principali. Quando per infortunio perdi tanti giocatori di qualità un allenatore deve necessariamente cambiare. Non sono difensivista come qualcuno ha detto in passato, ma la fase difensiva è fondamentale. Se avessi avuto tutti a disposizione…”.

Quindi il maggiore rammarico deriva dalla classifica deficitaria…

“Anzitutto non è corretto dire che siamo in zona play out. Ci tengo a chiarire una cosa: a me nessuno ha chiesto di vincere il campionato. In quel caso la classifica sarebbe da giudicare insoddisfacente. A me il presidente ha detto che dobbiamo salvarci tranquillamente: raggiungiamo quanto prima i 50 punti, successivamente vedremo dove potremo arrivare. Io dico solo che, con tutto l’organico a disposizione, siamo davvero una buona squadra, con carattere e organizzazione. Purtroppo non sempre tutto riesce, ma la sfortuna la stiamo mettendo alle spalle”.

Tornando alla gara di Novara, che partita è stata e da cosa bisogna ripartire per la prossima trasferta di Empoli?

“Come ho detto prima non è stata una bellissima gara, ma la vittoria era troppo importante. Molina e Rizzato erano in difficoltà, visto che non sono in panchina per prendere aria ho deciso di cambiare nella ripresa e di lanciare un messaggio alla squadra inserendo un elemento con caratteristiche offensive come Cabezas che, piano piano, metterà da parte i problemi fisici e che potrebbe tornare utilissimo già contro l’Empoli. Peccato che andrà via per motivi familiari, questa cosa mi dispiace”.

Ci presenti l’Empoli…

“Secondo me è la squadra più forte del campionato, il nuovo allenatore ha ripreso a giocare con il 4-3-1-2 che è il loro marchio di fabbrica sin dai tempi di Sarri. Sarà una battaglia, ma l’Avellino è pronto: quando guardo la classifica ci resto male perché valiamo molto di più, secondo me meritiamo zone alte e vedrete che piano piano ci tireremo su. E’ un campionato molto equilibrato, basta poco per scendere o salire. Avete visto il calo del Palermo? Pagano il “non-gioco”. Noi abbiamo una nostra identità e credo che anche l’Empoli debba preoccuparsi della qualità dell’Avellino”.

Che clima si respira all’interno del gruppo?

“Sicuramente la vittoria contro il Novara aiuta. Sappiamo che una parte di tifosi non è soddisfatta e ha palesato una certa delusione, ma i risultati curano ogni malumore e tutti dobbiamo remare nella medesima direzione. Io ringrazierò sempre il mio direttore sportivo e i miei calciatori”.

Perchè tremano un po’ le gambe in zona Cesarini?

“Abbiamo preso tanti gol negli ultimi minuti durante questa stagione che ci sono costati punti pesanti, ci può stare a livello mentale di avere un po’ di paura. Proprio per questo ho chiesto Morero, un ragazzo che trasmette serenità e che può dare un grosso contributo. In generale i nuovi acquisti hanno dato ulteriore forza al gruppo. Cabezas si è presentato con grande umiltà, ha qualità tecniche indiscutibili e gli ho chiesto di darci una mano. Mi dispiace molto sapere che potrebbe andar via per qualche giorno per problematiche familiari, non lo sapevo e approfondirò nelle prossime ore”.

Ancora sull’aspetto tattico: quali i punti di forza della squadra?

“La nostra forza è rappresentata dagli esterni, ho anche la fortuna di avere una prima punta che attacca lo spazio e che sa difendere palla favorendo questi inserimenti dalle retrovie e il tiro dalla distanza della sottopunta. I nuovi arrivati si sono calati bene nella realtà: De Risio mi piace molto, di Morero ho parlato prima, Cabezas ha avuto l’approccio giusto sin dal primo giorno e ha superato qualche acciacco fisico. Vedrete che quando saremo al completo ci toglieremo belle soddisfazioni. Ci tengo a precisare che il nostro lavoro parte dalla passata stagione e che anche l’anno scorso eravamo una squadra forte: c’erano i vari Omeonga, Verde, un portiere bravo come Radunovic. C’è un po’ di memoria corta, ma l’Avellino aveva qualità in tutti i reparti”.

Il suo rapporto con Taccone?

“Il presidente è il proprietario e quindi bisogna capire che può essere impulsivo. Bisogna imparare a conoscere il suo carattere, a volte uno sfogo va messo in preventivo. Il mio rapporto con Taccone è discreto, buono: l’importante è mantenere sempre un certo equilibrio, è una persona con cui si può lavorare molto bene. Bisogna fare i complimenti anche al nostro direttore sportivo, è un professionista molto competente e bravo a scovare soprattutto i giovani: se Asencio è qui è merito suo, va sottolineato. Ci tengo a precisare che i nostri tifosi meritano qualcosa in più e tocca a me darglielo. Per un irpino non è semplice far bene qui, ma è uno stimolo in più per me”.

Quanto vi manca avere lo stadio pieno?

“Facciamo un po’ di amarcord e torniamo al 1995, quando si giocava Gualdo-Avellino. 400 tifosi erano di Gualdo, 15mila di Avellino. Quando sono andato a Napoli c’erano 800 persone, sono andato via in un San Paolo da 90mila. La mia speranza è che si possa ricreare quel clima importante di una volta, dipende tutto dai risultati e siamo noi a dover trascinare la gente allo stadio perché ci possono dare una grossa mano”.

A proposito di reparto offensivo, ci parli un po’ dei suoi attaccanti e del loro momento psicofisico…

Ardemagni è il classico giocatore che vuol sempre partire dal primo minuto, a volte va coccolato e in altre circostanze si può essere anche un pochino più duri. Oggi si è allenato molto bene, è recuperato e a disposizione. Castaldo si gestisce più facilmente. Un allenatore deve essere leale e parlare in faccia, il tipo diretto e schietto può dar fastidio, ma a 64 anni ho soltanto bisogno di portare in alto l’Avellino, non di diventare chissà cosa. Con me possono imparare e ne sono convinto, basti vedere i grossi miglioramenti di Asencio. A volte salta a vuoto e deve migliorare nei tempi della giocata, ma credo che i risultati si stiano vedendo”.

Ovviamente i tifosi da casa le chiedono di vincere all’Arechi tra qualche settimana…

“Dal derby sono nati i nostri momenti meno fortunati, tutti aspettiamo la partita di ritorno contro la Salernitana”.

Cosa si prova, da irpino, a guidare questa squadra?

“Mi dispiace tanto che non ci siano più né mamma, né papà: per loro sarebbe stato il massimo vedermi sulla panchina dell’Avellino. Ho sposato questa causa perché ero convinto di poter dare qualcosa di mio ai colori biancoverdi, è un’avventura che mi stimola molto e spero di vedere questa squadra sempre più su perché questa classifica non rispecchia i nostri valori. Le contestazioni? Non mi interessano le critiche, ognuno può avere il proprio pensiero, ma non bisogna mai perdere la razionalità. A volte si dà fiato alla bocca senza ragionare, io vado avanti per la mia strada”. “

Chiudamo con un appello al pubblico?

“Anzitutto posso assicurare che le vicende societarie non rappresentano un elemento di distrazione: noi dobbiamo pensare al campo e rispettare i ruoli. Quanto alla squadra, ora che siamo al completo possiamo toglierci delle belle soddisfazioni e dimostrare che non meritiamo quella classifica. Sin da Empoli speriamo di portare a casa un altro risultato positivo. Solo così ci ricompatteremo tutti per il bene di un gruppo che deve rendere onore al nostro soprannome di lupi e combattere in ogni partita”.