Olivicoltura irpina, l’allarme: “Produzione in calo per effetto delle condizioni climatiche”

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“Caldo anomalo e assenza di precipitazioni hanno compromesso la fioritura dell’olivo con il conseguente calo della produzione per l’annata 2022-2023”. È quanto afferma Francesco Castelluccio vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Avellino che fa il punto della situazione olivicola in Irpinia e in tutta Italia.

“L’olivo è una pianta estremamente resistente alla siccità, ma ci sono fasi fenologiche quali la fioritura e l’accrescimento del frutto in cui l’acqua ha un ruolo fondamentale. Quest’anno la mignolatura dell’olivo in Irpinia è stata eccellente, grazie alle condizioni favorevoli della stagione primaverile il che faceva presagire un’ottima annata produttiva. Poi il caldo anomalo e anticipato di maggio, unito all’assenza di precipitazioni ha di fatto compromesso la fioritura e l’allegagione dell’olivo con il conseguente calo produttivo per l’annata olivicola 2022-2023”.

“Il caldo – prosegue Castelluccio – disidrata le drupe, la pianta si trova costretta a sacrificare parte della produzione e sulle piante sono visibili già frutti morti, segno tangibile dei cambiamenti climatici e dei loro tragici effetti. I rovesci temporaleschi, dell’ultimo periodo in Irpinia, hanno rimpinguato le risorse idriche a beneficio delle piante, ma di fatto hanno portato a cali delle temperature massime ed innalzamento eccessivo dell’umidità, predisponendo le condizioni ideali per la ripresa del principale fitofago responsabile della quantità e della qualità delle olive e dell’olio, che è la mosca olearia”.

“Nei principali areali irpini a vocazione olivicola: Valle del Calore, Valle Ufita e nell’Arianese – evidenzia Castelluccio – i primi problemi fitosanitari ad opera della mosca olearia si sono registrati già a partire dalla seconda settimana di luglio e principalmente sulla Varietà Ravece, punta di diamante dell’olivicoltura irpina, ma estremamente suscettibile agli attacchi della mosca”.

A registrare un calo produttivo nel settore sono anche altre regioni del Sud Italia, oltre la Campania. “Le principali regioni ad alta vocazione olivicola: Puglia, Calabria, Sicilia e Campania lamentano un sensibile calo produttivo, da una prima stima, del 30 %-40% in meno rispetto alla campagna precedente – spiega Antonio Capone, presidente dell’Ordine degli Agronomi – il territorio irpino è stato fortemente penalizzato dalle avverse condizioni climatiche, prima la siccità e le alte temperature e poi le gravi grandinate registrate negli areali della Valle del Calore e della Valle Ufita passando per i territori dell’Irpinia centrale, che di fatto hanno dilaniato la produzione di molte aziende olivicole e viticole”.

“La siccità prolungata – riprende Castelluccio – unita alle elevate temperature degli ultimi mesi sta condizionando negativamente l’agricoltura italiana, mettendo a dura prova le aziende agricole in generale comprese quelle olivicole. L’assenza d’acqua e il caldo anomalo hanno di fatto compromesso notevolmente le rese produttive e rischiano di incidere negativamente anche sulla qualità delle produzioni olivicole olearie”.

Il settore olivicolo italiano è uno dei protagonisti più importanti a livello internazionale. “Nell’ambito del bacino del mediterraneo – sottolinea Castelluccio – dove si concentrano oltre i tre quarti della produzione mondiale di olive, l’Italia, insieme alla Spagna, alla Tunisia e alla Grecia gioca un ruolo fondamentale. La produzione olivicola italiana, infatti, incide per il 15% su quella mondiale (anche se la Spagna supera il 40%) e nel settore si caratterizza per essere il primo importatore a livello mondiale e il secondo esportatore (dopo la Spagna)”.

La riduzione dell’impiego dei prodotti fitosanitari chimici ha comportato dei cambiamenti all’olivo. “Negli ultimi anni – spiega Castelluccio – il giusto processo di riforma Europeo in atto volto alla riduzione dell’impiego dei prodotti fitosanitari chimici più dannosi a favore dell’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ha portato notevoli stravolgimenti e cambiamenti anche nella difesa dell’olivo, complicando di fatto il controllo dei principali patogeni. La revoca del dimetoato prima e del fosmet dopo, i principali principi attivi impiegati nel controllo della mosca hanno portato a nuovi protocolli di difesa integrata e biologica. Il controllo della mosca deve avvenire in via preventiva con l’utilizzo di prodotti ad azione repulsiva sulle ovideposizioni quali: polveri di roccia, caolino e zeolite, uniti all’occorrenza ad interventi adulticidi o installazione di trappole per la cattura massale”.

Questi nuovi protocolli, che prevedono un impegno maggiore sia in termini di tempo che di costi da parte delle aziende, vanno trasferiti agli agricoltori dai tecnici agronomi del settore, al fine di preservare le produzioni locali”.

“All’olivicoltura – afferma Castelluccio – così come all’agricoltura in generale, servono invasi aziendali e consortili per poter consentire alle aziende di irrigare nel momento del bisogno. Oggi queste infrastrutture mancano o necessitano di ammodernamenti sostanziali. Serve inoltre una più attenta gestione del suolo con tecniche volte al contenimento delle perdite idriche per evapotraspirazione evitando ove possibile lavorazioni eccessive dei terreni. Il cambiamento climatico impone interventi risolutori non più prorogabili, per aiutare gli agricoltori ad affrontare una situazione che rischia di compromettere non solo questa stagione olivicola, ma anche il futuro dell’olivicoltura italiana e in particolar modo quella irpina, non è più pensabile la gestione dell’azienda in asciutta”.

“Alla luce dei forti cambiamenti climatici estremi – conclude il presidente Capone –  che compromettono la  quantità e la qualità delle produzioni,quest’anno oltre il 10 % delle produzioni agricole nazionali sono andate perse. Non si può continuare a fare agricoltura cosi, è indispensabile che  le aziende agricole si dotino di assicurazioni idonee che limitino il rischio del mancato reddito”.