Ora è tempo di governare

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C’è ancora un Matteo sulla strada politica di Giuseppe Conte. Nell’estate del 2019 la crisi fu aperta dal leader della Lega Matteo Salvini, stavolta il contendente del premier è Matteo Renzi che ormai quotidianamente attacca il premier. L’ennesimo duello della politica italiana che potrebbe portare ad uno strappo da ricucire oppure ad una nuova crisi di governo, la seconda di una legislatura tormentata che è nata senza avere una maggioranza chiara uscita dalle urne. Il Paese nel frattempo è alle prese con la doppia crisi economica e sanitaria e gli italiani sono in attesa del vaccino per uscire finalmente dall’incubo del coronavirus. La politica però segue altri percorsi e in caso di crisi gli scenari, al momento nebulosi e pieni di incognite, possono essere almeno tre. Il primo, è un nuovo governo Conte con la stessa maggioranza ma con alcuni ministri diversi e una riscrittura del Recovery Plan, diminuendo le voci di spesa e aumentando le risorse in investimenti. La seconda ipotesi è quella di sostituire i parlamentari renziani con una pattuglia dei cosidetti responsabili e dare vita, però, ad un esecutivo inevitabilmente debole e con una maggioranza raccogliticcia, troppe fragilità per reggere la sfida di uscire dalla pandemia. La terza, forse la più impervia ma non impossibile, porta in assenza di una nuova maggioranza alle elezioni anticipate. La legge elettorale in vigore è stata adeguata alla riduzione del numero dei parlamentari e dunque è pronta. Un’ipotesi che spaventa deputati e senatori ma che potrebbe convincere la parte maggioritaria del PD visto che Zingaretti potrebbe fare liste elettorali più omogenee alla sua segreteria. L’idea è quella di costruire un nuovo centrosinistra con il Partito democratico, il Movimento Cinque Stelle e una lista centrista guidata da Giuseppe Conte. Il rischio ovviamente è quello di perdere le elezioni e a quel punto il centrodestra governerebbe il Paese, gestirebbe i fondi del Recovery Plan e potrebbe indicare un suo esponente al Quirinale nel 2022. Tre regali niente male. Al voto anticipato non crede minimamente Matteo Renzi che da un lato deve rassicurare i suoi e dall’altro immaginare un’altra soluzione dopo Conte.  Quel che Renzi vorrebbe realmente è un governo con la stessa maggioranza di oggi ma con un premier diverso. Ipotesi, al momento impossibile perché Conte è riuscito nella non facile impresa di passare da uomo di mediazione di un governo populista, a Presidente del Consiglio di una maggioranza progressista ed europeista.  Un “vecchio” democristiano come Pomicino ha detto che siamo un Paese dove uno che passa per caso, per quanto autorevole, si ritrova a Palazzo Chigi. Una definizione non del tutto impropria, eppure Conte è oggi l’uomo dell’equilibrio tra forze politiche molto diverse tra loro e che si ritrovano a gestire una delle fasi più difficili della nostra storia, proprio questo equilibrio oggi appare sempre più sfilacciato e la maggioranza sta camminando lungo una corda che potrebbe spezzarsi. Queste dunque sono giornate di febbrili trattative, ma il punto di caduta non è stato ancora individuato. Resta poi l’aspetto più importante e meno discusso che Ezio Mauro ha ben fotografato “il sistema è costruito su culture politiche improvvisate, l’identità di molte forze politiche deriva dalla pura tattica estemporanea e non da valori, storia e tradizione. Il governo è il risultato inevitabile di questa democrazia esausta, sfidata dall’antipolitica, presa a spintoni dai populismi e tuttavia in grado di sbarrare la strada alla xenofobia, al nazionalismo, al neo-autoritarismo di una destra estrema più vicina a Visegrad che a Bruxelles”. E allora è propria questa la ragione che dovrebbe tenere unita una coalizione nata per necessità e portarla finalmente a governare e a smettere di galleggiare.

di Andrea Covotta