Narciso, lo sguardo di Zecchino al Museo Irpino inaugura “Otto fotografi. Otto racconti”

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Sarà Ortensio Zecchino, presidente dell’istituto di ricerca Biogem e fotgrafo appassionato, ad inaugurare il 18 maggio la rassegna “Otto per Otto. Otto racconti/ otto fotografi” presso il Museo Irpino con la mostra “Narciso. Immagini di riflessi”, fino al 3 giugno. Un itinerario che si fa riflessione sulla natura e sui molteplici volti.

“Narciso – scrive Giordano Bruno Guerri nella prefazione al catalogo della mostra edito da Cigno GG Edizioni – ci riporta al tema dello sdoppiamento dell’io e alla sfida dell’uomo “ad affrontare la decisiva prova d’incontrare se stesso”, come scrive Zecchino, al “vanitoso compiacimento di rimirarsi”: per questo amo lo specchio che Gabriele d’Annunzio volle mettere nell’anticamera degli ospiti sgraditi, dove il poeta fece attendere Mussolini affinché potesse leggere bene la frase che vi è impressa: “Teco porti la maschera di Narciso, o mascheraio, ma ricorda che sei vetro contro acciaio”, a ricordare la superiorità dell’arte e dell’intelletto su qualsiasi potere.”

Zecchino richiama il mito di Narciso e si interroga sulle sfumature che ri riflessi riescono ad evocare, immagini e realtà si specchiano, si guardano, si sdoppiano. Zecchino le coglie, attraverso i suoi scatti (circa 60 le fotografie esposte),  tra giochi d’acqua e di luce, tra vetri e superfici specchianti mostrando evanescenze, illusioni, echi e riverberi di città e di luoghi iconici: Venezia, Roma, San Pietroburgo, Firenze, Roma,  ma anche Tivoli, con le maestose vestigia delle ville romane e rinascimentali, Capri e la piccola Procida specchiata nel suo mare.

E’ lo stesso Zecchino a sottolineare come “la fotografia, da quando, quasi due secoli fa, il geniale Thomas Sutton ha inventato il sistema “reflex”, per questo essere frutto di un doppio riflesso, è la testimone più significativa e tangibile del misterioso e magico fenomeno della riflessione”.

A prendere forma un mondo da fiaba, in cui il riflesso restituisce uno sguardo capace di reinventare il reale “La natura fatta di alberi, foglie, nuvole, acqua – spiega Ettore de Conciliis nel presentare la mostra- insieme con le creazioni umane che sono architetture, statue, volti, hanno sempre le loro immagini speculari, i loro riflessi. Essi sono principali protagonisti di queste opere, a volte in una visione nitida e cristallina, altre volte in una modalità più astratta nelle visioni ravvicinate. Specchi, riflessi pieni d’incanto, magia, mistero. Spingono la mente ad avvicinarsi ad essi. Personalmente vorrei almeno toccarli. Sono forme che suggeriscono, stimolano i “valori tattili” teorizzati da Bernard Berenson. Riflessi che sono come i sogni; come questi sono veri, perchè esistono, ma non sono reali. Sono illusioni. Sono la bellezza che l’opera d’arte, al di là della sua fisicità, offre alla nostra mente, alla nostra vita”.